Il Lunezia è un appuntamento della cultura musicale italiana, tenuto a battesimo da Fernanda Pivano, è un Festival unico nel suo genere.
Iniziato con l’intenzione di premiare i testi delle canzoni, la rassegna evolve la sua tematica cercando nelle canzoni il valore Musical-Letterario.
Con la tesi della Musical-Letterarietà e con formule di ascolto come il Repican (REcita, PIano, CANto) il Lunezia è impegnato nella valorizzazione dell’arte-canzone secondo le precisazioni accademiche della Musical-Letteratura. Ad oggi, probabilmente, è l’unica manifestazione musicale al mondo a premiare le canzoni classificandole in vari generi.
La tesi è stata redatta dal critico Paolo Talanca.
Ogni anno il Lunezia premia Album e singoli brani per meriti Musical-Letterari, un parametro di valutazione ideato da questo Festival e ormai patrimonio della musica leggera italiana.
Nato ad Aulla nel 1996, dal 2011 si è trasferito interamente a Carrara (3 serate alla fine di Luglio).
“Il Lunezia“, sintesi derivata da “Premio Lunezia“, vanta un palmares di raro paragone con oltre 150 big della musica italiana che hanno trovato meriti e si sono esibiti sul palco della tre giorni toscana. Tra essi Ligabue, Vasco Rossi, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Claudio Baglioni, Laura Pausini, Elisa, Pooh, Mauro Pagani, Gianni Morandi, Negramaro, Andrea Bocelli, Charles Aznavour e molti altri.
La manifestazione ha in programma appuntamenti collaterali alle edizioni denominati “Premio Lunezia Story“, eventi che ripercorrono la storia e i vincitori dalla prima edizione ai nostri giorni.
Il Lunezia ha raccolto attenzioni, in tema di rubriche e notiziari, da tutte le reti della Rai Tv.
Dal 2001 il Festival si distingue anche per la sezione nuove proposte, diretta da Loredana D’Anghera, che offre a coloro che riescono ad accedere alle finali un credito di merito riconosciuto da tutto il mondo della musica . Nel 2012 i finalisti del Lunezia Nuove Proposte sono stati promossi da Rai Radio Uno, radio con cui il Patron Stefano De Martino ha stretto un rapporto esclusivo e di collaborazione.
Il Premio Lunezia nasce dalle ceneri di Festivalando, un concorso canoro nazionale con sede in La Spezia. Questo concorso (1990-1995) fu il primo in Italia a prevedere un conferimento ai testi delle canzoni.
La prima edizione del Premio (1996) vede, malgrado l’esordio e la diffidenza di molti, il supporto di Radio Italia solo musica italiana nella figura del direttore artistico Filippo Broglia che crede da subito nell’iniziativa (la scelta delle canzoni da candidare è affidata agli ascoltatori del Network). La serata si svolge in piazza Cavour e trova ampio consenso da parte del pubblico che applaude in piedi le interpretazioni magistrali di Ugo Pagliai e Paola Gassman che recitano i dieci testi dal dopoguerra ad oggi (tra cui “Caruso” di Lucio Dalla e “La donna cannone” di Francesco De Gregori).
Ormai conosciuto e battezzato come il Premio Letterario alla Musica Italiana, così come negli intenti del suo patron Stefano De Martino, la quarta edizione mantiene lo stesso team artistico, letterario e giornalistico. Fra i dieci testi candidati anche “Quanti anni hai”, testo di Vasco Rossi.
E’ lui infatti che riceve dal sindaco di Aulla e da Stefano De Martino il Premio Lunezia 1999.
Nell’occasione la S.I.A.E., rappresentata dal Dottor Antonio Poillucci, consegna al “Blasco” “L’Albero della Creatività”. Vasco dedica ai 6000 spettatori presenti in Piazza Gramsci ad Aulla una medley senza basi ed accompagnamento dei suoi brani più celebri. VASCO dedica il Premio a lui attribuito a Nantas Salvalaggio che tanto lo denigrò all’inizio e durante la carriera. In memoria di Fabrizio De Andrè, vincitore del Premio Lunezia 1997, la seconda ed eccezionale serata del “Lunezia” prevede la consegna della “Laurea De Andrè” così voluta e consegnata da Dory Ghezzi a Daniele Silvestri.
La quinta edizione del Premio Lunezia porta sulla centrale piazza di Aulla il pubblico più numeroso nella storia del conferimento letterario – musicale. Il 23 Luglio oltre 10.000 persone attendono l’arrivo di Luciano Ligabue (vincitore del Premio Lunezia 2000) e dei LunaPop per il Premio Lunezia Emergenti. Il trio artistico Paola Gassman, Ugo Pagliai e Loredana D’Anghera catturano il pubblico e l’attesa dei vincitori interpretando con canto e recita i Testi candidati a Lunezia 2000, fra cui compaiono le opere recenti di Baglioni, Fossati, Guccini, Jovanotti ed altri. L’organizzazione del Premio in collaborazione con trenta giornalisti delle più accreditate testate italiane, presieduti da Edmondo Berselli, individuano nello stile di espressione dei premiati il merito del conferimento. A Franco Migliacci è invece riconosciuto il Premio Lunezia alla carriera, nell’occasione Ugo Pagliai recita l’immortale “Volare”. Per il primo anno l’Ufficio Stampa è affidato a “Parole e Dintorni” (MI), mentre a condurre la serata con precisa professionalità è Gabriella Carlucci. Ivano Fossati, con il testo “La disciplina della terra”, vince invece il Premio Lunezia della Critica. Gli esiti dell’evento si diffondono su tutta la stampa italiana e sui LunaPop e Luciano Ligabue, rispettivamente nella prima e seconda parte dello spettacolo, regalano al pubblico del Lunezia le loro interpretazioni dal vivo.
La Sesta Edizione Con l’intensificarsi delle relazioni nel mondo musicale italiano l’edizione 2001 del Premio Lunezia apre le porte ai giovani autori. Lo spettacolo si sviluppa quindi con due serate precedenti il Premio Lunezia Big ed il coinvolgimento di aspiranti emergenti provenienti da tutto il paese .
La “vetrina“, messa in vista a referenti del mercato musicale, permette l’esibizione di 27 fra Band, Cantautori e Autori di Testi (questi ultimi hanno visto recitato il proprio Testo da attori professionisti). Le centinaia di richieste di partecipazione sono state preselezionate dagli organizzatori in collaborazione con il CET di Mogol e sotto l’egida della Direttrice Artistica Loredana D’Anghera: migliori informazioni sul Premio Lunezia Giovani Autori sono disponibili sul link medesimo della home-page.
Ancora molto gremita Piazza Gramsci ad Aulla la sera del Premio Lunezia Big, è la sera del 29 Luglio quando Gabriella Carlucci stende sul palco la scaletta della sesta edizione, così voluta da Stefano De Martino. L’edizione vede una segnalazione premiativa “fuori concorso” al musicista e produttore aullese Leonardo Rosi, distintosi in prestigiose collaborazioni e produzioni musicali nazionali e internazionali.
La Settima Edizione del Premio Lunezia, ancora presentata da Gabriella Carlucci, si celebra con il più vasto assortimento di premi mai tributati nella storia della manifestazione. La mira è quella di dare diversi significati al valore delle parole nelle canzoni italiane. Da una parte, con l’inappellabile giudizio di 44 fra giornalisti e letterati, si premiano testi d’indubbio valore poetico, tali anche senza il connubio con la musica; dall’altra, per indagine della Direzione Artistica, si offrono attenzione e premi ad autori e testi capaci di lasciare impresso il loro linguaggio, parole capaci di emozionarci e di farsi ricordare proprio e soprattutto per la loro fusione con la musica. Su quest’ultimo tema si mettono in lizza brani come
“Anima mia“, “Teorema“, “La donna del mio amico“, “Un giorno credi“, “Chiedi chi erano i Beatles“, “Per lei“, “La libertà“, ma alla fine solo queste ultime quattro saranno candidate e quindi interpretate recita e canto in sede di spettacolo.
“La canzone è la forma di comunicazione poetica più dirompente che esista, deflagrazione di emozioni”, afferma Stefano De Martino, ideatore del premio e dello spettacolo. Le quattro canzoni prima citate appartengono alla sezione Lunezia Antologia 2002, sezione che viene vinta da Marco Masini per il testo “La libertà“, l’autore offre al piano, ai 3.500 spettatori presenti, un toccante medley dei suoi successi. Ma il Premio Lunezia assoluto, relativo alle opere uscite fra febbraio 2001 e febbraio 2002, candida, per votazione dei 44 commissari, Francesco Renga per l’Album omonimo, Max Gazzè per l’Album “Ognuno fa quello che gli pare” e Cristiano De Andrè con “Scaramante“. Ed è proprio quest’ultimo l’album considerato il migliore dell’annualità, il migliore per valore letterario. Il palco del Lunezia 2002 consacra così, come vincitore della 7^ edizione, ancora un De Andrè, “di padre in figlio” scriveranno i giornali, rievocando la 2^ edizione (1997) vinta da Fabrizio con il testo “Smisurata preghiera“, un’edizione che ha lasciato ad Aulla epitaffi e ricordi struggenti.
Cristiano De Andrè viene così premiato dal sindaco di Aulla, dall’Assessore alla Cultura, dal Sottosegretario alle Comunicazioni Senatore Baldini e dalla SIAE di Roma che gli consegna “L’albero della creatività“. Cristiano esegue per il pubblico un medley del suo album chitarra e voce. Nella notte del 20 Luglio (serata dei Big) vengono inoltre premiati e si esibiscono Eugenio Finardi (Premio alla Carriera) e i “Gazosa” (Premio Emergenti). Francesco Renga (Premio della Critica) sale sul palco del Lunezia il 19 Luglio in occasione del Premio Lunezia Giovani Autori.
Nel sodalizio recita e canto dei brani candidati, originale anima della manifestazione, si avvicendano gli attori Edoardo Siravo e Veronika Logan (divi della soap “Vivere”) con la cantante Loredana D’Anghera accompagnata al piano dal Maestro Mauro Grossi. Il 9 Luglio tutti i quotidiani italiani hanno annunciato, sulle pagine spettacolo, la vittoria di Cristiano De Andrè nella categoria principale, vittoria comunicata in sede di conferenza stampa a Milano l’8 Luglio al “FNAC” (Via Torino) alla presenza di oltre 40 giornalisti. Tra i vari servizi radiofonici e televisivi ricordiamo lo spazio dedicato da RAI 3 Nazionale alle 13.00 del 24 Luglio, servizio di 12 minuti messo in onda 4 giorni dopo la serata dei Big.
Relativamente alle serate Premio Lunezia Giovani Autori , giunte alla 2^ edizione e svoltesi il 18 e 19 Luglio ( la prima sospesa per maltempo) , si annota un decisivo passo avanti nella promozione dei prescelti fra la categoria Band e la categoria Cantautori.
Grazie alla neonata collaborazione con l’etichetta “Nun Entertainment” di Stefano Senardi, la band vincitrice e il miglior cantautore vedranno prodotto il singolo presentato al Lunezia, prodotto e distribuito per un vero e proprio lancio discografico. Per l’edizione 2002 la buona sorte è toccata alla band emiliana “Nicotina-C” e al cantautore romano Orfeo Vanadia. La categoria Autori di testi, recitata dagli allievi del Teatro Stabile di Genova , è stata vinta dalla modenese Francesca Grazioli per l’opera “Nei Gemelli“.
Il PLGA (Premio Lunezia Giovani Autori) è stato presentato da Riccardo Benini, che ad oggi si annovera anche fra i collaboratori storici del Lunezia, ricordiamo inoltre la presenza e l’esibizione di Francesco Renga e di Mariadele nella serata del 19 Luglio.
Fra le varie curiosità dell’edizione 2002 si ricorderà, qualche giorno dopo la manifestazione, un singolare “botta e risposta” via mail fra l’illustre Cesare Romana e Stefano De Martino, tema: la segnalazione dei “Gazosa” come premiati nella sezione Premio Lunezia Emergenti. L’intensa e civile discussione via Internet svela gli intendimenti più intimi della manifestazione, ponendo il massimo rispetto nella critica sempre accettata e necessaria di un grande giornalista come Cesare Romana. Fra i nuovi collaboratori dell’edizione 2002 citiamo l’ufficio stampa milanese “Mosaik“, il supporto logistico di Simona Bellati e la sempre più fattiva attività del Dott. Riccardo Boggi e la Dott.ssa Luciana Micheletti, funzionari del Comune di Aulla, hanno permesso insieme a tutta l’organizzazione di elevare il Lunezia ad atteso appuntamento della cultura musicale italiana.
Ottava Edizione 25 minuti di concerto piano e voce consacrano il finale più generoso nella storia del Premio Lunezia, ma forse anche il finale più atteso, il più intimo fra l’autore prescelto e l’ideatore del Premio, un “sentimento” che si avverte non solo nel medley finale, ma anche nelle trame dello spettacolo che, per la prima volta, celebrano in due sezioni diverse il vincitore: Premio Lunezia Assoluto (opere di recente uscita) e Premio Lunezia Antologia (testi di tutti i tempi) .
Ma è anche la Commissione Direttiva che da nome a gran voce all’Album vincitore dell’ottava edizione: “Sono io l’uomo della storia accanto” supera il traguardo battendo l’altrettanto ben votato “Lampo Viaggiatore” di Ivano Fossati. Sempre per il valore del testo conquista la palma antologica anche “Mille giorni di Te e di Me“. É quindi Claudio Baglioni a sbancare un Lunezia gremito da 5000 persone, egregiamente condotto da Francesca Senette (volto del TG4) e delicatamente rinnovato nel cuore del suo spettacolo: la recita dei testi si interseca alla melodia dei brani con la “Lunezia Jao Orchestra“, 15 fuoriclasse del suono strumentale. Anche Stefano De Martino partecipa alla conduzione dell’ ottava edizione. “… addizioni, sottrazioni, proteste e consensi girano sempre intorno alle scelte dei premiati, agli intenti di questo evento, noi volevamo soltanto dire che certe canzoni ci emozionano, anche per questo si intensifica il valore dei loro testi. La musica poetizza le parole e qualcuno possiede un tocco fatato in più per questa alchimia”.
“Tutto il calcio minuto per minuto“, “Tamburi lontani“, “Avrai“, “Fotografie“, “Patapan“, “se qualcuno non le avesse ancora ascoltate con attenzione lo faccia! Perchè sono dell’uomo che sto per chiamare su questo palco, l’uomo che vince Lunezia 2003!” Con queste parole, sul gran finale dello spettacolo, è proprio Stefano De Martino ad annunciare la presenza di Claudio Baglioni, parole chiuse dall’ovazione dei tanti fans, giunti da tutta Italia, per approvare questo premio mirato alla letteratura dei testi.
Lunezia 2003 consacra però altri celebri artisti, motivando altre sezioni di merito, così come da alcuni anni.
Sarà facile ricordare nel tempo la sezione Autrice dell’Anno di questa edizione vinta dal supremo carisma di Anna Oxa, premiata per i testi dell’Album “Ho un sogno“, ma ancor più vincente per la memorabile interpretazione di “Giovanni” , un testo e una canzone che potrebbero rappresentare questa manifestazione e il suo intento. Anna Oxa si è esibita e ha ricevuto il premio il 18 Luglio, alla fine della prima serata del Lunezia, serata dedicata alle nuove proposte “giovani autori“. La buona conduzione di Riccardo Benini ha favorito le confessioni della Oxa, che in un piacevole talk-show con il presentatore modenese, ha esternato il suo sentito “cambiamento”.
Indiscutibile anche il Premio Lunezia della Critica assegnato al lavoro di Niccolò Fabi per i testi dell’Album “La cura del tempo” , un Fabi a suo agio la sera del 19 Luglio, generoso nella sua esibizione e nella disponibilità con i giovani autori della seconda serata; farà sorridere la goliardia con la quale dichiarerà, su “Sorrisi e Canzoni“: “sono stato meglio al Lunezia che al Festivalbar” .
É invece il testo del brano “Padremadre“, successo radiofonico degli ultimi mesi, ad aggiudicarsi il Premio Lunezia Poesia del Rock, una categoria diversa e meno istituzionale, che probabilmente non troverà continuità annuale, ma che consegnerà al “fenomeno” Cremonini un ineccepibile merito di premiazione.
Nella stessa sera che ha celebrato Claudio Baglioni (20 Luglio, serata finale) l’ex leader dei Lunapop ha aperto lo spettacolo cantando al pianoforte “Padremadre“, intercalandosi alla recita del testo eseguita dal bravo Andrea Pierdicca. Il 19 Luglio è stato inoltre consegnato a Giancarlo Golzi (Matia Bazar) un premio alla genialità dei testi di un noto musical in piena scia di successo: “I dieci comandamenti“.
Le serate Premio Lunezia Giovani Autori (18 e 19 Luglio) si sono svolte con la collaborazione e l’impegno delle etichette discografiche “AlfaMusic” (Roma) e “Rai Trade” (etichetta Rai), l’impegno è di produrre e lanciare sul mercato nazionale le band e i cantautori più interessanti. In merito a questa edizione il lavoro sarà concentrato su almeno 6 finalisti, le 3 band e i 3 cantautori giunti sul “podio“. Farà storia il caso di Maria Pierantoni Giua, miglior segnalata nella sezione cantautori del Lunezia giovani e incontrastata vincitrice del Festival di Castrocaro qualche settimana dopo.
Le due serate presentate da Riccardo Benini, alla corte di almeno 4000 spettatori, hanno visto nel ruolo di interpreti della sezione “Autori di Testo” gli attori Chiara Buratti e Andrea Pierdicca, quest’ultimo inserito anche nell’apertura dello spettacolo del 20 Luglio (Lunezia Big).
Per la prima volta nella storia del Premio Lunezia (serata big), il cuore dello spettacolo, riconosciuto nella recita dei testi, è stato affidato a due uomini, i testi candidati alla sezione antologia e alla sezione opere di recente uscita sono stati interpretati da Edoardo Siravo (secondo anno al Lunezia), divo della soap-opera “Vivere“.
Candidati sezione “opere di recente uscita“: Album “Sono io, l’uomo della storia accanto” (Claudio Baglioni) e Album “Lampo Viaggiatore” (Ivano Fossati). In sede di spettacolo sono stati interpretati in chiave recitativa: “Tutto in un abbraccio” (C.Baglioni) e “La bottega di filosofia” (I.Fossati) , estratti dai sopraddetti Album.
Candidati sezione Lunezia Antologia : testo “Mille giorni di te e di me” , testo “Almeno tu nell’universo“, testo “5 giorni” .
Oltre ad un valido rimodernamento del logo e della scenografia, opera del genio di
“Publiart” (studio aullese), l’ ottava edizione ha presentato, per il primo anno, la sigla nazionale dell’evento.
Per mano degli autori Lotito, Sabia, Bompani, fra i prescelti al Lunezia Giovani Autori 2002, il brano “Dolcemente” arrangiato da Pape Gurioli è diventato il filo conduttore musicale di tutte le occasioni radiofoniche e televisive di questo appuntamento. In sede di spettacolo, così come nel bellissimo cd singolo in prossima diffusione, la canzone del Premio Lunezia è stata interpretata da Loredana D’Anghera, la sua bella voce a fine spettacolo ha intonato inoltre la superlativa “Fotografie” , omaggio a Claudio Baglioni poco prima del suo arrivo sul palco.
Di sicuro ricordo la passione dimostrata da Barbara Alberti (membro per il primo anno della Commissione Direttiva) e la presenza in tutte le serate di Fabrizio Pausini e consorte (Papà e Mamma di Laura).
La migliore attenzione da parte dei media è stata offerta da “Sorrisi e Canzoni TV“, con tanti “passaggi” sui premi consegnati e con l’attenta presenza di Giovanni Pianetta, ospite delle notti del Premio.
L’ufficio stampa è stato curato da “Prima Pagina” di Marina Testori (MI) .
Per tutto l’anno di lavoro che ha costruito Lunezia 2003 si ringrazia: Simona Bellati, Francesco e Lorenza Mori, Leonardo Chiocca, Andrea De Martino, Federico Fazi, Sara Acerbi, Fabiola Trivella, Francesco Pecini, Roberto Erbetta, Riccardo Roi, Edoardo Tomà, Paola Bianchi, Claudia Cozzani.
Un particolare grazie all’instancabile ed efficiente ruolo dell’amico e collaboratore Riccardo Benini.
Un particolare grazie anche a Claudio Baglioni.
Nona Edizione. Con la nona edizione il Premio Lunezia evolve la sua identità premiativa coniando il concetto di valore Musical-Letterario delle Canzoni, definitiva etica della manifestazione, un tributo più preciso rispetto al suo punto di partenza; tesi redatta da Paolo Talanca. L’anno 2004 è inoltre, sino ad ora, l’edizione col maggior numero di premi in palio e, conseguentemente, con il maggior numero di artisti Big che si sono esibiti sul palco aullese. Un giusto numero di tributi per non trascurare nessun canale di trasmissione attraverso il quale le canzoni italiane riescono ad entrare nel nostro cuore: a volte tramite le movimentate e accattivanti note del rock, altre tramite la dolcezza poetica dei versi soavemente galleggianti sulla musica, altre ancora tramite dei modi di espressione più ricercati che non trascurino il messaggio e la proprietà di unione della parola cantata.
Ma il Premio Lunezia 2004 ha anche altre importanti novità per quello che riguarda il Premio Lunezia Giovani Autori. Anche quest’anno, infatti, la manifestazione si pregia della collaborazione di AlfaMusic e Rai Trade che hanno in progetto di creare un CD da lanciare sul mercato discografico italiano con le canzoni delle migliori Band ed i migliori Cantautori delle edizioni 2003/2004, in aggiunta al fatto che i migliori testi della sezione Autori di Testo verranno musicati e si faranno canzone.
É fondamentale ricordare, inoltre, che le due case discografiche hanno in progetto di lanciare sul mercato un CD Lunezia Hit, con canzoni di tutti i più grandi cantautori celebrati nella storia del Lunezia.
La manifestazione ha avuto inizio con un gustoso e autorevolissimo incontro con Piero Pelù, per una conferenza stampa svoltasi al Palazzo Ducale di Massa il 20 luglio 2004, durante la quale l’ex leader dei Litfiba ha ricevuto il Premio Lunezia Poesia del Rock 2004 per il valore musical-letterario dell’album “Soggetti Smarriti”, premio “al talento di raccontare con il rock”.
Davvero non ci si poteva aspettare un inizio migliore. Un Pelù rilassato, ironico, impegnato e molto disponibile ha dato vita ad un dibattito che ha sottolineato ancora una volta l’unicità del Lunezia, capace di riconoscere il giusto valore all’arte ed agli artisti che con parole e note riescono a far parte del nostro quotidiano ed a tradurre in sincere emozioni il vissuto di ogni giorno.
La serata d’apertura del Lunezia 2004 si è svolta il 21 luglio, in una atmosfera assolutamente ricca di attesa e trepidazione, per uno spettacolo che oramai registra ogni anno una quantità sempre maggiore di persone ed una più grande attenzione da parte dei media nazionali.
Una Piazza Cavour ad Aulla assolutamente gremita e piena di colori ha accolto sul palco del Lunezia il primo dei Big premiati in questa edizione. Si tratta di Morgan che si è aggiudicato il Premio Lunezia Nuove Stelle grazie al valore musical-letterario dell’album “Canzoni dell’appartamento”.
La serata è proseguita con la premiazione del ritrovato Marco Masini che ha vinto, con il brano “Ci vorrebbe il mare”, il Premio per la Canzone più Poetica del Secolo, ottenuto grazie ai voti espressi dal pubblico di Radio LatteMiele. Un Masini in gran forma, con una voce davvero preziosa per regalare al pubblico pezzi storici del suo repertorio, oltre alla magnifica e struggente canzone vincitrice. Un momento di elevatissimo spessore artistico.
Dopo Masini è stata la volta della premiazione per Nada, che ha vinto il Premio Lunezia 2004 Menzione Speciale per il valore Musical-Letterario dell’album “Tutto l’amore che mi manca”, ma che invece di cantare si è esibita recitando un testo tratto dalla sua ultima raccolta di poesie “Le mie madri”.
Il 21 luglio è stata anche la serata d’apertura del Premio Lunezia Giovani Autori. Da sottolineare il fatto che questa nona edizione ha potuto apprezzare la presenza sul palco di giovani autori di sempre maggior valore. La bravura delle Band, Cantautori e Autori di Testo in questo 2004 ha davvero raggiunto un livello artistico elevato.
Il Premio Lunezia Giovani Autori ha visto celebrare i suoi vincitori nella serata seguente del 22 luglio, ancora in Piazza Cavour, ancora gremita, ancora in trepidante attesa.
Tra i Cantautori ha trionfato il fiorentino Marco Carnesecchi con la canzone “La notte delle idee”, secondo posto a Emanuele Bocci di Grosseto e terzo a Giordano Forlai di La Spezia – la prima volta nella storia del Lunezia che uno spezzino giunge in finale.
Nella sezione Band invece il successo è andato ai Ti&migroup di Tereviglio (Bg) con il brano “Se vuoi”. Il secondo posto è andato ai Catherine di Belluno ed il terzo ai Millenovecento79 di Lecce.
Ad aggiudicarsi la sezione Autori di Testo quest’anno è stato Alessandro Altieri di Calitri (Av) con il testo “La mia compagna”, commovente il suo ringraziamento a quel grande poeta che è stato Fabrizio De André. Il secondo posto è andato a Cecilia Ricciardi di La Spezia ed il terzo a Francesco Consiglio di Lanciano (Ch). Per quello che riguarda la sezione Autori di Testo è assolutamente doveroso ricordare le performances delle due bravissime attrici che hanno recitato sul palco: Caterina Castagna e Cecilia Serradimigni.
Naturalmente, come nella tradizione del Lunezia, sono stati recitati anche i brani vincitori nelle sezioni Big. A deliziare la platea è stato il geniale Andrea Pierdicca del Teatro Stabile di Genova, che con la sua strabiliante verve ha interpretato i versi delle splendide canzoni, cullato dalle dolci melodie in sottofondo delle medesime.
Tra i Big è stata premiata per prima Carmen Consoli, che si è aggiudicata il Premio Lunezia 2004 come Migliore Autrice “per le qualità musical-letterarie delle sue canzoni, al genio di raccontare con la musica”. Anche la Consoli non si è risparmiata sul palco del Lunezia. Da segnalare una splendida versione unplagged della canzone “L’ultimo bacio”.
Il Premio Lunezia della Critica è andato a Caparezza, che con un vero plebiscito ha ricevuto questo riconoscimento per l’album “Verità supposte”, premio “alla singolarità ed al talento di trasmettere il suo linguaggio”.
A concludere la serata per i Big è stato Bungaro, premiato con un riconoscimento che sancisce una unione tra il Premio Lunezia ed il Festival di San Remo: il Premio LuneziaPerSanRemo 2004, ricevuto, appunto, da Bungaro e Pino Romanelli per il brano “Guardastelle”, alla “magia ed al mistero delle parole nella musica”.
Un pensiero ed un ringraziamento vanno anche all’istrionico e bravissimo Riccardo Benini, presentatore divertito e divertente di queste prime due serate aullesi.
Quando l’affascinante Loredana D’Anghera – voce solista e direttrice artistica del Premio Lunezia Giovani Autori – è salita sul palco per cantare l’ormai storica sigla della manifestazione, la canzone “Dolcemente”, nella serata conclusiva del Lunezia 2004, il 23 luglio, in una Piazza Gramsci traboccante di un incredibile bagno di folla, si è capito subito che anche il tempo, che minacciava pioggia, sarebbe stato clemente e rispettoso del prezioso parterre di ospiti della serata.
Per l’occasione, la serata conclusiva è stata condotta da Vicky Mangone, inconfondibile voce della radio LatteMiele. In prima fila erano presenti diverse autorità, tra cui l’ex sindaco di Aulla Lucio Barani e l’attuale sindaco Roberto Simoncini.
Inoltre l’assoluta rilevanza nazionale del Premio Lunezia permetteva di annoverare, tra gli altri, personaggi di spicco del giornalismo musical-letterario quali Enrico Deregibus della rivista “L’isola che non c’era”, Sara Casassa di “TV Sorrisi e Canzoni”, il giornalista Giordano Casiraghi, oltre alla speciale partecipazione del famoso critico musicale Dario Salvatori. Questi sono solo alcuni dei nomi che fanno parte anche della Commissione Direttiva, che era capeggiata, anche per il 2004, dalla scrittrice Barbara Alberti. Importante il fatto che anche questa ultima serata si è avvalsa dei passaggi televisivi di Tg nazionali. In questi termini balza assolutamente all’occhio la portata dell’evento. Ed infatti le aspettative non sono state tradite.
Si è iniziato con la premiazione nell’ambito del Premio Lunezia Antologia a Guido Morra e Maurizio Fabrizio per il brano “Brividi”.
Poi è stata la volta di Amedeo Minghi, che ha ritirato il Premio Lunezia alla Carriera, “ad un genio della poesia musicata, all’emozione suprema delle parole nella musica”, ed ha eseguito le indimenticabili “1950”, “La vita mia”, oltre alla struggente e quanto mai attuale “Cuore di pace”.
Poi si è esibita sul palco la vincitrice del Premio Lunezia Giovani Autori 2003, Maria Pierantoni Giua, che, dopo il trionfo al Lunezia 2003, a riprova della buona stella della manifestazione, ha vinto il Festival di Castrocaro e quello di Recanati, suggello del suo talento e consacrazione dopo la “scoperta” del Lunezia.
A questo punto è stata la volta del Premio Lunezia Assoluto. L’edizione 2004 è stata vinta da Antonello Venditti per l’emozione poetica dell’album “Che fantastica storia è la vita”. Dopo la recita dei testi “Lacrime di pioggia” e “Che fantastica storia è la vita” dell’emozionante Pierdicca, accompagnato dalla Jao Orchestra, Antonello è salito sul palco, premiato con il riconoscimento e con “L’albero della creatività” SIAE, consegnato dalla Responsabile SIAE Servizi Operativi Dott.ssa Maria Cristina Locori. É partito così un mini concerto di Venditti, che ha cantato delle canzoni tratte dall’album premiato, nonché le storiche “Sara”, “Le cose della vita”, “In questo mondo di ladri”, accompagnato dall’entusiasmo del pubblico che sembrava caricarlo di energia. Venditti, fra l’altro, si è esibito da solo al pianoforte. Si può dire che questa sia una esclusiva del Lunezia oramai perché il cantautore romano ha detto da tempo che non si esibirà più da solo al piano, in coerenza con il suo nuovo progetto musicale “Campus”. L’artista si è detto lusingato e contento per aver ricevuto un premio “assolutamente singolare” e che finalmente dona il giusto riconoscimento alla parola nella musica. In effetti, il Premio Lunezia, nella sua decennale attività – che per le celebrazione del prossimo anno potrebbe avvalersi della conduzione di Pippo Baudo –, ha potuto premiare dei grandissimi artisti che ci hanno regalato indimenticabili versi poetici nella musica. Il tutto grazie alla splendida idea del Patron Stefano De Martino, che ha trovato giusto donare la legittima attenzione al peso della parola, in un mondo sempre più veloce e meno attento. Da quest’anno, per volere esplicito dello stesso De Martino, il sottotitolo del Premio diventa “Conferimento al valore musical-letterario delle canzoni italiane”. Quelle canzoni che oramai rappresentano un punto fermo ed un veicolo di emozioni per la nostra vita. Le stesse che sono capaci di accompagnarci e che dettano carezze musicali ad ogni battito del nostro cuore, senza dimenticare la melodia familiare che accompagna versi, parole e sensazioni.
Perché è “in musica” che noi ricordiamo quei versi, è “in musica” che quei versi completano la loro carica e valenza poetica che accomuna il più profondo senso dell’essere uomini.
Decima Edizione. Dieci anni, questa l’età del Premio Lunezia. Dieci anni di cuore, parole e musica. Dieci anni per continuare a valorizzare l’aspetto musical-letterario di canzoni che ci hanno fatto sognare, che hanno scritto pagine indelebili della nostra storia, del nostro tempo. Alla magia e al mistero delle parole nella musica… con questo dogma Lunezia celebra l’arte della canzone in modo diverso, in modo più profondo, sia nello spettacolo che nei suoi tributi. Durante quest’ultimo anno sono stati fatti altri passi avanti importanti, per rinforzare il valore dell’evento. C’è stata la nascita della “Fondazione Premio Lunezia” fatta il 24 Giugno dalla Provincia di Massa-Carrara, il Comune di Aulla e la Comunità Montana della Lunigiana.
Si è rafforzata la partecipazione di Rai Trade, con il suo Amministratore Delegato presente in platea , il Dott. Nicola Cona.
Si sono create altre categorie del Premio, come il “Premio Lunezia Etno-Music” (ideato da Rai -Trade) e il “Premio Lunezia Libro dell’Anno” (libro, ovviamente, di natura musicale), con la geniale iniziativa di rendere il giusto merito alle iniziative letterarie dedicate alla musica italiana.
C’è stata l’uscita ufficiale del CD del decennale contenente 15 Big della canzone italiana ( già vincitori nelle passate Edizioni del Lunezia), insieme alla 12 Nuove Proposte delle Edizioni 2003 e 2004.
La Decima Edizione è stata presentata dal “guru” dei presentatori italiani: Pippo Baudo. Da tempo circolava la notizia che Baudo avrebbe presentato la Decima Edizione e che Stefano De Martino avrebbe voluto consacrare l’ormai riconosciuta importanza del Premio tramite una presenza così definitiva. La presenza di Pippo Baudo ha ufficializzato il prestigio storico della manifestazione.
Ma andiamo con ordine, perché il Lunezia è molte cose, non solo deverosi riconoscimenti a Big e a canzoni storiche. Il Lunezia è anche promozione per artisti giovani, è anche una palestra per quelli che in un futuro prossimo dovranno rappresentare arte nuova nel panorama cantautorale italiano.
Così, le due serate iniziali della manifestazione si sono aperte all’insegna delle tre sezioni che rappresentano una rispettosa attenzione per la musica giovanile: Cantautori, Band e Autori di Testo.
Queste due serate, di giovedì 21 e venerdì 22 Luglio, sono state presentate dal bravissimo Riccardo Benini. Tra i Cantautori, il primo posto è andato ad Alessandro Amato con il brano “Semplice“; tra le Band i sono distinti i “Programmazione Neuro-Sonica” con il brano “Prometto” e per gli Autori di Testo ha avuto la meglio la giovanissima Elettra Fiorini con il testo “Ho disegnato“.
Ed è anche tramite l’interpretazione di due attori come Cecilia Serradimigni e Paolo Pederzini che la valorizzazione dei testi in gara è stata assolutamente magica.
Anche in queste due serate ci sono stati Big premiati sul palco di Piazza Cavour. Nella serata del 21 è stata la volta del “Premio Lunezia Menzione Speciale” per Pacifico, per l’album “Musica Leggera“. E ancora i raffinatissimi “Tetes de bois“, che hanno ritirato il “Premio Lunezia Elite” per l’album “Pace e Male“. In questa serata è stato premiato anche Max Manfredi con il “Premio Lunezia Doc“. Gli artisti si sono esibiti creando una forte sinergia col pubblico: quando un artista arriva a farsi sentire dentro le corde più remote del proprio animo, capisci che la musica e le parole possono davvero rappresentare qualcosa di inafferrabile e meraviglioso. Questo è accaduto a chi vi scrive durante l’esibizione di Max Manfredi, con la canzone “Il regno delle Fate“: un cantautore quasi sconosciuto al pubblico – ma molto apprezzato dai “maledetti” “addetti ai lavori” -, che il Lunezia ha voluto giustamente valorizzare perché la sua arte arrivasse a quante più persone potessero apprezzarla .
La serata del 22 Luglio ha visto la premiazione di Enzo Gentile, autore del libro “Legata a un granello di sabbia“, opera che raccoglie le storie, gli amori, il costume nelle canzoni italiane dell’estate: si è trattato della Prima Edizione del “Premio Lunezia Libro dell’Anno“.
Ma Lunezia non è solo musica e parole. Quest’anno ad esibirsi sul palco aullese sono stati anche i ragazzi-musicisti di Scampia, quartiere di Napoli dove la vita non è facile: si sentiva forte in piazza la grandezza caleidoscopica della forza di speranza che la musica, tramite quei ragazzi così innocenti e desiderosi di far bene, sa regalarci.
Poi sono saliti sul palco altri due artisti : il primo è Andrea Sisti, già candidato al Tenco e che ha ricevuto il “Premio Lunezia Menzione Speciale” per l’album “Dietro le quinte“; poi è stata la volta di Teresa De Sio, “Premio Lunezia Menzione Speciale” per l’album “A Sud! A Sud!“: una ritmica assolutamente trascinante, fatta di tutta la carica del Sud, che è venuta dopo la profonda forza emozionale che i giovani di Scampia hanno trasmesso al pubblico.
Per segnalazione dell’IMAIE premiato anche il bravo Ennio Rega per il valore musical-letterario dell’Album “Concerie“. Un premio inconsueto, ma meritato, anche al cantastorie Bugelli per una carriera artistica dedicata alla canzone popolare della sua terra: la Lunigiana.
Per raccontare cosa è stata la serata principale del Premio Lunezia 2005, domenica 24 Luglio, in Piazza Gramsci ad Aulla, non si può che iniziare dagli ospiti che hanno offerto prestigio all’Evento.
Dalla straordinaria partecipazione di Pepi Morgia a Franco Fasano, Mauro Buttinelli di Rai Trade, Alessandro Guardia di Alfa Music, Mario De Martini.
(IMAIE), Dario Salvatori, Enrico Deregibus, Sergio Rubino, Timisoara Pinto, Giordano Casiraghi, Giovanni Pianetta, Roberto Benvenuto, Fabrizio Pausini (papà di Laura), Piero Galletti (direttore di “Notturno Italiano“), Fausto Nardo di “Libero“, Paolo Talanca, Fabiola Trivella, Claudio Capone ( la voce di “Quark” e di “Ridge” di “Beautiful” ) che ha recitato sul palco le canzoni premiate il 24 Luglio. I suddetti personaggi sono solo una parte dei tanti vip del mondo letterario, musicale e giornalistico presenti in platea e nella rosa della Commissione Direttiva del Lunezia. Insomma: critici musicali, studiosi ed esperti del settore che ogni anno concorrono a fare del Lunezia un appuntamento di assoluto valore culturale.
E poi, come detto, la serata è stata presentata da Pippo Baudo ed è stato significativo vedere Stefano De Martino, emozionatissimo, celebrare il decennale del Lunezia con un personaggio de tale calibro.
Come sempre, gli ospiti sul palco per l’ultima sera del Lunezia sono stati d’eccezione: si è cominciato con Vincenzo Incenzo, vincitore del “Premio Lunezia Antologia” per il brano scritto con Michele Zarrillo “Cinque giorni“. Fantastico il mix fra recita dei testi, melodia orchestrale e interpretazione di Loredana D’Anghera (voce solista e storica della Manifestazione) che ha consacrato la vittoria di “Cinque Giorni“. Quest’ultimo capolavoro musical-letterario era candidato insieme ai brani “Anima mia“, “Ti lascio una canzone” e “La donna del mio amico“.
La parte orchestrale è stata affidata anche quest’anno alla “Lunezia jao orchesta” diretta dal M° Carlo Gelmini.
Poi Elisa, che ha deliziato la platea con pezzi di assoluta bravura e che ha ricevuto il “Premio Lunezia Autrice dell’Anno” per il brano “Una poesia anche per te“.
La serata è stata leggera e frizzante, con un Baudo spiritoso e a suo agio, mentre sul palco saliva Domenico Zampaglione, padre di Federico dei “Tiromancino” e coautore degli ultimi pezzi dell’Album “Illusioni Parallele” , per il quale la band ha ricevuto il “Premio Lunezia della Critica“.
Così si è arrivati alla stretta finale della manifestazione, quando un istrionico Ruggeri è salito sul palco per cantare, accompagnato dall’orchestra, la canzone “Il Mare d’Inverno“, grazie alla quale ha ricevuto il “Premio Lunezia Radio In Blu“, che, tramite voto popolare, ha decretato il brano “canzone più poetica del secolo“.
A questo punto sul palco sono tornati – dopo la bellissima performance del venerdì – “i ragazzi di Scampia“, che hanno eseguito brani di Carosone e di Modugno, accompagnati, per la premiazione, dal Dott. Nicola Cona, Amministratore Delegato di Rai Trade.
Ma uno dei ruoli più significativi di Rai Trade, in questa Decima Edizione, è coniugato alla nascita del “Premio Lunezia Etno – Music“, un premio ideato da Rai Trade e avallato dalla Commissione del Lunezia.
Anche questo tributo è stato assegnato nella serata finale, l’autore prescelto per questo conferimento alla musica etnico-letteraria è stato Andrea Parodi, noto al grande pubblico come ex leader e voce del gruppo sardo i “Tazenda“.
Il talento di Parodi ha stimolato Baudo a variare la scaletta senza preparativi e premesse, anziché il breve brano previsto Andrea Parodi si è esibito, con il suo chitarrista, per oltre venti minuti .
E siamo così giunti al momento del “Premio Lunezia“, consegnato a Gianluca Grignani per il valore musical-letterario dell’Album “Il Re del Niente“. Grignani è salito sul palco dimostrando una famigliarità eccezionale con Baudo, che, non va dimenticato, presentava l’edizione di San Remo che ha letteralmente lanciato il cantante nel mondo della musica, quando l’artista si esibì con il pezzo “Destinazione Paradiso“.
Quello di Grignani è stato davvero uno spettacolo nello spettacolo: nel bel mezzo dell’esibizione, il cantante è sceso dal palco per cantare in mezzo al pubblico, raccontando la propria storia artistica, facendo impazzire le moltissime ragazzine ed una Piazza Gramsci gremita oltre misura. La performance di Grignani ha scritto, per la storia del Lunezia, un finale molto informale e criticato da alcuni addetti ai lavori.
Il Premio Lunezia è andato a lui per meriti stabiliti dal Direttivo della Manifestazione, ma quest’anno come mai nel passato, si è capito che al Lunezia hanno vinto tutti quelli che credono giusto valorizzare un’arte così particolare come le parole in musica.
E la risonanza mediatica nazionale ha toccato davvero le corde giuste se si pensa che la trasmissione “Lucignolo” era presente in quel di Aulla, per un reportage-intervista a Pippo Baudo, effettuata dietro le quinte e al Demy Hotel, circa l’importanza e l’esclusività del Premio Lunezia e la recente conclusione della storia tra il presentatore e Katia Ricciarelli. Il reportage è andato in onda in una puntata domenicale di “Lucignolo”; a riprendere le serate del Lunezia c’erano anche i principali telegiornali nazionali, a riprova della raggiunta considerazione dello spettacolo.
Noi crediamo che questa importanza sia fondamentale, perché il panorama della musica italiana ha bisogno di appuntamenti come il Lunezia, per crescere, valorizzarsi, per ribadire ancora una volta l’unicità di una Manifestazione che sancisce, proclama e si fa esclusiva del conio di “valorizzazione dell’aspetto Musical-Letterario delle canzoni italiane“.
Undicesima Edizione Sono i giorni 19, 21 e 22 Luglio che scandiscono l’undicesima edizione del Premio Lunezia. Il conio e il concetto di Musical-Letterario entrano definitivamente nel patrimonio della manifestazione, ancora unica in Italia nel concepire uno spettacolo ed un premio dedicati a questo merito delle canzoni.
Stefano De Martino, a maggio, ha modo di ribadire la peculiarità della sua manifestazione in due importanti momenti televisivi: come ospite a Uno Mattina e in un rubricale del TG 2. Durante le interviste vengono mandate in onda anche immagini di repertorio del Premio Lunezia dal 1996 ad oggi.
L’undicesima edizione pone anche una svolta storico-geografica, è l’anno che vede la serata d’esordio (19 luglio) in una piazza della Città di Massa.
Questa forte novità è figlia della nascita della Fondazione Premio Lunezia che, avendo fra i suoi partners la Provincia di Massa, chiede al Patron il trasferimento a Massa di almeno una serata fra le tre previste. L’idea di allargare geograficamente le tappe del Premio Lunezia è compresa e gradita anche dalla Città di Aulla.
Fin dalla prima serata il Lunezia ha un nuovo partner Rai: Radio 2, ciò grazie anche all’ottimo lavoro di Riccardo Benini, “direttore” delle relazioni sin dalla quinta edizione. La Radio di Stato farà un servizio serale di due ore, intervistando tutti i vincitori delle varie sezioni del Premio Lunezia 2006.
Altrà prestigiosa novità nel programma 2006 è il “debutto” del Lunezia a Roma.
La Conferenza Stampa infatti si è svolta il 6 Luglio alla Casa del Cinema di Villa Borghese, nell’occasione sono stati ufficialmente annunciati i vincitori, fornendo, ai giornalisti presenti, tutte le motivazioni Musical-Letterarie.
Fra i presenti alla Conferenza il Sindaco di Aulla, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Massa, Raf (vincitore della sezione Premio Lunezia Pop), Roberto Chevalier, Fabrizio Frizzi. Frizzi sarà infatti il conduttore dell’ultima serata.
É l’edizione record per numero di conferimenti assegnati: 15.
Un cast da eurovisione ripartito in tutte e tre le serate. “Troppi premi” ribatte qualche Commissario. “Un cast incredibile” dicono e notano molti altri.
Entra nella lista della Commissione Direttiva Pippo Baudo, impossibilitato a tornare a presentare il Lunezia per cause non chiare, comunque legate al suo nuovo incarico per SanRemo 2007.
Le prime due serate sono come sempre dedicate alle nuove proposte, sotto la Direzione Artistica di Loredana D’Anghera e l’ormai storico supporto di RaiTrade – AlfaMusic. Presente la prima sera a Massa, in veste di giurato per le nuove proposte, Pepi Morgia ; grazie al suo interessamento il Premio Lunezia tornerà a SanRemo nel neo circuito di SanRemoOff, ideato dallo stesso Pepi. In giuria anche la funzionaria di Radio 2 Cristiana Merli e gli amici Mauro Buttinelli (Rai Trade), Fabrizio Salvatore (Alfamusic), Dario Salvatori (sanremologo e noto esperto musicale).
Distinto, ineccepibile e ormai istituzionale il ruolo del Prof. Paolo Talanca che, insieme a Fabiola Trivella, cura la sezione autori di testo delle nuove proposte. Entrambi sono inoltre membri della Commissione Direttiva preposta all’indicazione dei premi musical-letterari ai Big della canzone italiana.
Nell’ambito dell’undicesima edizione il Prof. Talanca presenta il suo libro “Immagini e poesia nei cantautori contemporanei” che porta la fascetta “libro voce del Premio Lunezia“.
Qualche problema logistico con il Comune di Massa non impedisce il buon esito della prima serata svoltasi, ad ingresso gratuito, nella centralissima Piazza Mercurio. 1000 spettatori circa assistono all’esibizione e alla premiazione di Mango (premio lunezia menzione speciale), Mario Venuti (premio luneziapersanremo) e Simone Cristicchi (premio lunezia nuove stelle). É Riccardo Benini a condurre bene la serata che vede, prima dei Big premiati, l’esibizione di 10 cantautori e 4 band. La recita dei testi per la sezione “autori di testo” si svolgerà solo il 21 Luglio ad Aulla.
Fra gli ospiti del 19 Luglio Annamaria Rizzi, interprete e ambasciatrice della “musica biologica“. “Rivoluzionante” il finale che vede 2 Sindaci (di Aulla e Massa) premiare sullo stesso palco i big di turno.
Un errore scenografico, ingenuamente non calcolato dallo stesso Patron, rischia di fermare lo spettacolo per un comprensibile disappunto degli Amministratori di Massa: sul fondo scene compare la scritta Città di Aulla, anziché Fondazione Premio Lunezia. “Show must go on“, Benini scherza sull’ accaduto, la scritta sarà rimossa e sostituita solo dal 21 luglio.
Il ritorno ad Aulla, per la seconda serata (21 luglio), si ricorderà anche per il rigido ruolo della Siae di zona. Per la prima volta nella storia della manifestazione è stato impedito l’ingresso al pubblico che voleva stare in piedi. In piazza solo i paganti il biglietto in beneficenza con il relativo posto a sedere, valido per la serata del 21 e del 22 Luglio. “Una situazione inaccettabile e da rivedere” – commenterà il Patron – “è necessario un accordo giusto con la Siae, valido a non penalizzare così gravemente lo scenario più importante di uno spettacolo: il pubblico. Abbiamo perso migliaia di persone in piazza“.
Un Patron comunque molto orgoglioso per la causa benefica della vendita dei biglietti. Gli oltre mille biglietti venduti (10 e 15 €) andranno a favore delle famiglie dei bambini leucemici con sede a Pisa. Un interessamento a cura dell’Assessore alla Cultura di Aulla Rita Galeazzi.
Riccardo Monopoli (già attore protagonista il 19 Luglio) e Monica Vergassola salgono sul palco del 21 Luglio per recitare i testi dei prescelti alla sezione “autori di testo“,
8 liriche fra cui si distingue Franz Campi con “Di lei che dorme” , Campi è già noto al mondo musicale per avere scritto le parole di “Banane e lamponi“, interpretata da Gianni Morandi.
É ancora Riccardo Benini che, prima di annunciare le migliori nuove proposte, invita sul palco della seconda serata altri tre personaggi decretati dalle Commissioni di Lunezia 2006, sono nell’ordine: Alessio Lega (Premio Lunezia DOC), Pino Marino (Premio Lunezia Elite) e il mitologico Peppe Barra (Premio Lunezia Etno-Music) conferimento ormai ricorrente, voluto, così come il suo vincitore, da Rai Trade. Peppe Barra si esibirà con un monologo teatrale, un momento raro e bellissimo nella storia del Lunezia che solitamente vede i suoi vincitori, come d’attesa, cantare.
Cantautori
Luca Bussoletti “L’uomo di vetro” (Roma)
Maria Lapi “Lezioni di retorica” (MI)
Martina Liscaio “La tua medicina” (FI)
Beppe Stanco “Egoista” (FO)
Band
Kabarè Voltaire “Il mat campena” (PR)
Palconudo “Ninnananna” (GE)
Influsso “Io con te” (MS)
Sono loro i cantautori e le band che si distinguono nel gran finale del Premio Lunezia Giovani Autori 2006, 8 nomi ( compreso Franz Campi – sez. Testi ) che catturano i consensi della giuria. Un setaccio già iniziato a gennaio, nella fase di preselezione, che ha visto l’iscrizione di centinaia di candidati. Molte le adesioni nella sezione testi e cantautori, più carenti le band.
É visibilmente emozionato Fabrizio Frizzi quando scende dall’auto che lo accompagna nel back-stage; sta per iniziare, in Piazza Gramsci, la serata finale di Lunezia 2006, è sabato 22 luglio.
“Ha rispettato il copione con una scrupolosità che non ha precedenti” – commenterà il Patron – “un uomo semplice, sensibile ed emotivo” .
La “Lunezia Jao Orchestra” apre lo spettacolo con un lungo medley dedicato agli autori vincitori del Premio Lunezia dal 1996 ad oggi. Fabrizio Frizzi, presentato da Stefano De Martino, viene accolto con un applauso forte e sincero.
La liturgia degli ospiti vincitori è al solito ricca e singolare proprio per la formula dello spettacolo.
Una singolarità che trova la massima intensità quando viene celebrata la sezione antologia dedicata al valore musical-letterario di singoli brani. 4 le canzoni candidate in questa sezione: I migliori anni della nostra vita (R.Zero), Quello che le donne non dicono (E.Ruggeri), La Notte (Adamo), Io che amo solo Te (S. Endrigo). É così che, senza interruzione, prende vita l’interpretazione luneziesca di questi brani: un mix di melodia orchestrale, recita dei testi con chiusura cantata della canzone vincitrice della sezione antologia. La voci recitanti sono magistrali, sono affidate a Roberto Chevalier e Chiara Colizzi, doppiatori di prima fama noti per dare “anima” ad attori come Tom Cruise e Nicole Kidman.
Raffinata e perfetta la chiusura dell’omaggio antologico che vede la Singer Loredana D’Anghera agganciarsi al finale recitato di “Io che amo solo Te“, un aggancio riuscito per una interpretazione femminile che sarà ricordata.
Il Premio Lunezia Antologia 2006 sarà infatti un premio alla memoria di Sergio Endrigo, un premio al valore emozionale di “Io che amo solo Te” .
Sempre anticipati dalla recita di una loro opera vincono e si esibiscono i Negramaro (Premio Lunezia Poesia del Rock) e gli Stadio (Premio Lunezia Pop d’Autore), con gli Stadio viene premiato anche Saverio Grandi che, nell’occasione, si esibisce con il gruppo. Altri premi ed esibizioni prendono vita con la presenza di Alberto Fortis (Premio Lunezia RadioInBlu), premio radiofonico deciso dagli ascoltatori di Radio InBlu e con Umberto Sangiovanni & Daunia Orchestra (Premio Lunezia Menzione Speciale) .
Assente per veri e seri problemi di salute (oggi risolti) Raf, comunque presente in Conferenza Stampa a Roma.
Vito e gli Eneas (quintetto rockeggiante di età matura) scala le classifiche per qualche settimana con il brano “Lento” , una brano che ha il nobile intento di sensibilizzare il mondo ai problemi sociali degli anziani. Per questo motivo Stefano De Martino invita Vito Noto e il suo gruppo ad esibirsi nella serata di punta di Lunezia 2006, nascerà così una dinamica e sincera amicizia.
Anche il cantautore romano Andrea Sisti, con la sua band, trova posto fra gli ospiti del 22 Luglio.
Il giornalista Sandro Neri riceve una Menzione Speciale per il volume biografico “Pooh – La grande storia 1966-2006“. Curiosità sul caso: a sorpresa i Pooh avevano preparato un saluto videoregistrato (supporto beta) che non è stato proiettato sullo schermo gigante della piazza in quanto il service della manifestazione non aveva lettori beta.
Fra i 15 conferimenti anche l’importante Premio Lunezia della Critica a Vinicio Capossela per l’opera “Ovunque proteggi“. Capossela non riuscirà ad esibirsi in nessuna delle tre serate, ma stupirà il pubblico giunto al Demy Hotel di Aulla per ascoltarlo in una conferenza stampa pomeridiana, svoltasi il 21 Luglio. Uno stupore sostenuto da un “coro” collettivo: “Capossela è meglio che suoni e canti perché è davvero bravo… ma se parla concilia il sonno“.
Fabrizio Frizzi supera l’esame del pubblico di Aulla, piace.
É soddisfatto del suo ruolo anche il Patron che, sul finale dello spettacolo, lo aiuta nella gestione del fitto avvicendarsi di autorità che devono premiare e parlare.
Frizzi inizierà ad Ottobre la conduzione di “Cominciamo bene“, su Rai Tre.
Forse non tutti i Lunezia vengono per nuocere.
Fondamentale per l’edizione 2006 il ruolo di molti collaboratori, fra cui la “new entry” Daniele Mignardi, ufficio stampa e promozione di Roma che ha collaborato alla realizzazione della Conferenza Stampa a Villa Borghese. Altrettanto importante l’attività di Silvana Ballerin di Rai Trade.
E ancora gli immancabili e insostituibili Leonardo Chiocca (regia), Simona Bellati (organizzazione generale), Sara Acerbi (uff. stampa e relazioni), Federico Fazi (organizzazione logistica in sede di spettacolo), Francesco Pecini e Andrea De Martino (capi squadra operai), David Paruano (sponsor e grafico di Lunezia 2006), Gianni Cramarossa (segretario volontario e gratuito della Fondazione Premio Lunezia).
Costante il supporto di Sorrisi e Canzoni Tv, grazie alla gradita presenza del Capo Servizio Giovanni Pianetta.
Lunezia 2006 è la prima edizione, a dieci anni dalla nascita, ad essere sotto l’egida di una propria Fondazione.
Si ringrazia Provincia di Massa Carrara, Comune di Aulla e Comunità Montana della Lunigiana.
Dodicesima Edizione
‘É Laura Pausini la regina della XII edizione del Premio Lunezia. La Manifestazione conferma così un palmares di raro paragone, ma soprattutto rioffre con vanto di causa un eterogeneo cast di premiati.
Gatto Panceri, Avion Travel, Antonella Ruggiero, Ron, Marco Ongaro, Laura Pausini, Gianmaria Testa, Ivan Segreto, Grazia Di Michele (unica assente), New Trolls, Fabrizio Moro, Francesco Baccini, Nek, Fabio Concato si avvicendano con quest’ordine e con sincere esibizioni sul palco del Premio Lunezia.
I motivi per i quali questi artisti vengono premiati confermano la versatilità del concetto di musical-letterario, un concetto che è conio e coerenza di questa manifestazione e del suo premio alle canzoni italiane.
I motivi dei vari tributi sono ribaditi nella pagina “Albo d’Oro” di questo sito. In home page, da quest’anno, per cura di Paolo Talanca, campeggia il link: ” il valore musical-letterario“.
La prima serata si svolge nel centro storico di Massa con il suggestivo sfondo del Duomo, è il 18 Luglio. Il 20 e il 21 Luglio la manifestazione si sposta come tradizione ad Aulla, in Piazza Gramsci. É l’edizione che fa registrare la maggiore quantità di pubblico nel totale delle sue serate, un numero vicino a 12.000.
Le prime due sere sono dedicate alle nuove proposte, ma vedono sul finale le premiazioni e le esibizioni dei primi 6 big sopraelencati. É infatti la sera del 20 Luglio quando l’arrivo di Laura Pausini sul palco del Lunezia infiamma la corte dei fans e stupisce il resto del pubblico. Il momento sarebbe destinato solo ad un talk-show con Riccardo Benini (presentatore delle prime due serate e ufficio relazioni del Lunezia) e Stefano De Martino, momento nel quale Laura racconta se stessa trasmettendo agio e dolcezza, invece questo momento si chiude al fianco del compagno e chitarrista Paolo Carta con cui canta “Come se non fosse stato mai amore“.
Un’esibizione non in programma che stravolge le rigide trattative con i suoi management, ma che esaudisce le attese del pubblico e il desiderio di Laura di cantare almeno una canzone. Geniale e giustamente abile la conduzione del talk-show da parte di Riccardo Benini, mentre Stefano De Martino legge in chiusura le motivazioni del premio. Laura Pausini esce dal palco con il trofeo del “Premio Lunezia nel Mondo 2007“, tributo istituito per la prima volta nella storia del Premio Lunezia …
Tredicesima Edizione
Edizione decisamente “al femminile” per Lunezia 2008. É l’anno di Una bellissima ragazza dal nome Ornella Vanoni, ma anche, come in un passaggio di testimone, dell’applauditissima Pilàr, che stravince il Premio Lunezia Giovani Autori. Se a loro aggiungiamo la carismatica Aida Satta Flores, il ciuffo biondo dell’intima Isa e L’Aura, star dell’ultimo Sanremo, ci si può subito rendere conto di come la canzone italiana vestita di “rosa” abbia avuto grazie a Lunezia 2008 una bella rivincita. E tra i maschietti c’era il meritatissimo riconoscimento a Elio e le storie tese (ahinoi non “suonanti“), che insieme alla Pfm (viceversa talmente suonanti e adrenalinici da sembrare dei ventenni) si potrebbero annoverare come qualcosa che somiglia alla miglior band italiana di sempre. E se il fiammeggiante mini-set di Di Cioccio ha letteralmente fatto esplodere il pubblico di Aulla, da annoverare in un’introduzione che si rispetti, sono anche i deliri delle ragazzine fin dal sound-check dei Negramaro (che tornavano ad Aulla dopo due anni e un bel po’ di successi in più nelle tasche), l’ormai sempre più fedele conduzione di Fabrizio Frizzi con il “commento tecnico” di Dario Salvatori, la presenza “virtual-telefonica” di Toto Cutugno (assente per motivi di salute) e quella “analogico-reale” di Max Gazzè e di Eugenio Bennato.
É proprio con questi ultimi che il Lunezia 2008 ha debuttato, il 23 luglio, per la prima volta a Marina di Carrara (Piazza Menconi) grazie ad un accordo tra la neonata Fondazione Premio Lunezia (Comune di Aulla, Provincia di Massa Carrara, Comunità Montana della Lunigiana e Stefano De Martino Project), comune di Carrara, proloco di Marina di Carrara e Telethon a cui l’incasso di gran parte dei biglietti è devoluto, ed è da lì che comincia la storia musical-letteraria (come il patron De Martino insegna) di quest’anno.
Circa 6000 spettatori e partenza in quarta: ottimo il livello dei giovani autori in gara (selezionati da Loredana D’Anghera) a detta anche di Luzzato Fegiz, tra cui spuntano fin dall’inizio Pilàr (molto bello il brano Reti) e la band dei Malìa che vincerà poi la sezione gruppi. Insieme a loro Didiè Cària, Cristiano Angelini, Soul Signorini, Francesco Sportelli, Fabio Vaccaro e le band Geko, Lunedìnero e Pensierozero. Partner della sezione nuove proposte Warner Music, Imaie, Radio 2 Rai, Radio in Blu e Siae, ma la storica presenza di Target Music e Carosello Records arricchisce l’importanza di esserci per tutte le nuove proposte.
C’è da dire che ormai anche per i big l’appuntamento con il Lunezia è importante. La lunghissima schiera di premi decretati da un nutrito gruppo di personalità (Adriana Beverini, Pippo Baudo, Dario Salvatori, Massimo Cotto, Giordano Casiraghi, Pepi Morgia, Enrico Deregibus, Giovanni Pianetta, Cristiana Merli, Anna Mirabile, Enzo Gentile, Stefano De Martino, Paolo Talanca, Timisoara Pinto, Riccardo Boggi, Roberto Benvenuto, Giuseppe Benelli, Fabiola Trivella) comincia dai primi quattro prescelti. Il Premio Lunezia Pop d’autore va alla “sempreverde rossa” Ornella Vanoni che ammalia la platea con la sua infinita classe, mentre il Premio Lunezia Etno-music è di Grande Sud, ultima versione sanremese di una storia antichissima che fa di Eugenio Bennato uno dei primi e principali esponenti della riscoperta e dell’approfondimento della musica popolare italiana. A Massimiliano Larocca il Premio Canzone d’autore 2008 per l’impegno dell’album La breve estate, mentre Tra l’aratro e la radio di Max Gazzè si becca ben 2 premi: il Premio Lunezia della Critica, assegnato dalla commissione direttiva composta da tantissimi giornalisti (tra cui anche Enrico De Angelis, Presidente del Premio Tenco, Paola De Simone, Mario De Luigi, Flavio Brighenti, Federico Guglielmi, Antonio Ranalli, Stefano Storace, John Vignola, etc.) e la menzione speciale di TV Sorrisi e Canzoni, amici storici di Lunezia.
E veniamo alla due giorni di Aulla, nell’accogliente Piazza Gramsci, sede storica della manifestazione, ma con una nuova sistemazione spaziale del palco e dei posti a sedere. Tra il profumo dei testaroli al pesto e le chiacchiere serie e facete del backstage, si dipana l’ennesima ventata di successi e di premi a cominciare da un tris di emergenti d’oro, quelli della serie “ne sentiremo presto parlare“: il solidissimo Niccolò Agliardi, che con l’album Da casa a casa, dalla poetica intensa e rarefatta, vince il più che ambito Premio Lunezia Nuove Stelle, già nelle mani di Cristina Donà, Tricarico, Morgan, Simone Cristicchi e Fabrizio Moro. Poi il simpaticissimo Roberto Santoro che con l’intenso L’Elisir del Passionario si è guadagnato il Premio Lunezia Future Stelle. Infine Isa, delicata e intensamente accompagnata dal piano di Marco Spiccio, Premio Lunezia D.O.C., riconoscimento che pone giustamente la cantautrice torinese dai natali sanremesi in una giusta linea di continuità con la grande canzone d’autore “classica“. E ancora, come ormai sicura derivazione lunigiana delle cose più importanti di Sanremo, ecco la voce di L’Aura, Premio LuneziaperSanremo, ma soprattutto quelli che sono stati senza dubbio i vincitori morali del Sanremo 2008: Elio e le storie tese. La loro presenza (c’erano Elio, Faso e Cesareo) era in effetti qualcosa che ancora mancava alla schiera di super Big che il Lunezia ha negli anni premiato; e se forse il Premio Lunezia Progressive dato alla loro capacità di usare il rock in maniera tutt’altro che canonica, può essere persino considerato riduttivo dato l’inestimabile caleidoscopio di generi musicali da loro affrontati e rimasticati in maniera geniale in questi primi vent’anni di carriera stellare, la faccia ineguagliabile di Elio sembrava davvero (o forse era solo l’ennesima delle sue burle) commossa nel ricevere il premio. Ancora star, annunciate dal fedelissimo Riccardo Benini tra un’incursione comica e l’altra di Andrea Ferrari (impegnato a fare la caricatura del Patron De Martino), e la superstar: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, in una performance davvero ottima. Piacciano o non piacciano le sue canzoni, Giuliano ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un artista con la “a” maiuscola, dalla tecnica impeccabile nella voce e, cosa meno nota, come chitarrista ritmico. Se già nel preservale, nella serata e nel backstage era stato attorniato dalle fans, qualche briciolo di starsystem lo si è visto anche nella passeggiata dal palco al buffet dopofestival quando, in un momento di relax e con una sigaretta in mano (chissà se la Caselli vuole che fumi) chiacchierava dal terrazzo della sua suite con qualche fanciulla adorante in strada.
La terza e ultima serata (1100 posti a sedere e circa 3000 in piedi) si apre con un omaggio a Modugno, per i 50 anni di Nel blu dipinto di blu, portato in scena da Loredana D’Anghera con la Lunezia Orchestra diretta dal M° Giovanni Picciati e dal genio pianistico di Pape Gurioli. Si attendeva il Premio Lunezia alla Carriera a Toto Cutugno, ma per motivi di salute raggiunge Aulla solo telefonicamente, ed ecco che il buon Fabrizio Frizzi, Dario Salvatori e Stefano De Martino non si fanno sfuggire la possibilità di un saluto telefonico live. C’è l’eleganza di Bungaro sul palco e la carica mediterranea di Aida Satta Flores, Premio Lunezia Live 2008 per l’ispirato Aida Banda Flores. C’è Paolo Vallesi voce e piano, Menzione Speciale Antologica per La forza della vita e c’è, come dicevamo, il trionfo di Pilàr che torna a riesibirsi come vincitrice delle nuove proposte. Ma soprattutto c’è, tanto da spettinare i presenti, la potenza elettrica della PFM, Premio Lunezia Antologia per Maestro della voce, che alla quasi unanimità del chiacchiericcio giornalistico da dopofestival, sono stati decretati i vincitori morali di questa bella edizione. Il resto che viene è il tempo di preparazione, la piuma del Lunezia che vola di palco in palco a scovare nuovi big da premiare e nuovi talenti da scoprire, per ritrovarsi ancora qui ad Aulla, per un’altra grande festa della canzone.
Pierluigi Piji Siciliani
STORIA DELLA 16° EDIZIONE DEL PREMIO LUNEZIA
di Alessandro Alfieri
Il Premio Lunezia 2011 entra nel trapasso storico del trasferimento geografico, qualcosa che ricorda quanto capitato a “Musicultura”, che dal lido provinciale di Recanati ha trovato un secondo futuro nello Sferisterio di Macerata.
Aulla, dopo 15 anni, passa la mano a favore di Marina di Carrara, quest’ ultima, nelle ultime 3 edizioni, ha ospitato la prima serata della rassegna musical-letteraria.
Aulla cede così il passo a Carrara con giustificazioni motivate dalla crisi economica, ma ciò non lascia indifferente l’opinione pubblica aullese che, a capo di alcuni commerciati, raccoglie oltre mille firme per impedire il trasferimento del Festival. ” Il Lunezia è l’emblema culturale della Città, qualcosa che ci ha posto alla ribalta nazionale come mai capitato in tutta la secolare storia di Aulla ” . Così è un passo della lettera sottoscritta dai cittadini aullesi e recapitata al Sindaco di Aulla Roberto Simoncini.
L’esposto non ha esito positivo per i sottoscrittori aullesi. Il Premio Lunezia 2011 si svolge interamente a Marina di Carrara dal 21 al 23 Luglio in Piazza Menconi. Aulla annuncia che potrebbe chiedere “ il rientro “, anche parziale, del Festival nel 2012.
Il Comune di Carrara sembra così catturare questa occasione con prospettiva ed entusiasmo, tanto che, pochi giorni prima della manifestazione, fuori dal casello della A12 campeggia un cartello stradale con scritto ” Carrara Città del Premio Lunezia ” .
Quasi 15 mila persone hanno assistito alle tre serate della 16^ edizione del Premio Lunezia, annunciato appuntamento della cultura musicale italiana.
La sera del 21 luglio in piazza Menconi si respira un’aria di febbrile attesa e grande curiosità; sul fare del tramonto, da dietro la chiesa, sono ancora visibili i dorsi scoscesi delle cave del celebre marmo, mentre qui a valle la piazza va riempiendosi a un ritmo frenetico, fino a colmarsi completamente quando si aprono le danze della 16° edizione del Premio Lunezia, particolarmente ricca di nomi, di contenuti, di sorprese e di esibizioni dal vivo.
La scenografia è all’altezza della situazione, grazie al contributo del maestro Francesco Siani, scultore autore sia delle opere sul palco, sia dei trofei che la giuria consegnerà nel corso di queste storiche serate.
Prima che l’istrionico presentatore Riccardo Benini inizi a fare da mattatore della serata, il Lunezia di quest’anno inizia con una novità, ovvero col il Repican, vocabolo ideato da Stefano De Martino per descrivere il momento di recita (Re), piano (Pi) e canto (Can) che da sempre è caratteristica del Premio Lunezia, un momento dedicato a celebri opere dell’arte-canzone ; insomma il modo migliore per celebrare il valore musical-letterario, parametro alla base della filosofia del Lunezia, per il quale, come noto, è stata redatta una tesi. Tra i protagonisti della prima serata, i giovani delle Nuove Proposte arrivati alla finale: un gruppo di esordienti tra i quali solo tre raggiungeranno la finale del giorno seguente.
Tra gli ospiti di questa prima serata, oltre all’incursione incalcolata di Solange, e nonostante la defezione di Max Gazzè per ragioni di salute (che si unisce a quella di Luca Barbarossa per la seconda serata), una serie di artisti di grande fama, tra i quali il grande chitarrista Francesco Buzzurro, che ha dato un saggio della sua tecnica e bravura alla cittadinanza di Marina.
C’è per esempio la bravissima Serena Abrami a ritirare il Premio Lunezia Menzione Speciale per l’album “Lontano da tutto”, ma anche Pippo Pollina – Premio Lunezia DOC alla qualità Musical-Letteraria delle sue canzoni. Una serata dinamica, con un livello di indubbia classe tra i concorrenti della sezione nuove proposte, una serata che però non è altro che l’anticamera di quella che entrerà nella storia di Marina di Carrara e del Premio Lunezia, ovvero la sera di Sabato 22 luglio.
La stessa scenografia, lo stesso bravissimo Benini, e anche una nuova esecuzione di Francesco Buzzurro richiesta a furor di popolo. Viene conferito il Premio Nuove Proposte, che consiste in un contratto discografico che prevede la produzione di un singolo da parte di Isola degli Artisti, ma tutti e tre i finalisti sono in qualche modo premiati avendo la giuria riconosciuto il valore effettivo dei loro brani. “Il podio” del Premio Lunezia Nuove Proposte è, come noto, un riconosciuto credito di merito per chi lo raggiunge, ma anche il traguardo delle finali non è poca cosa per la critica musicale.
Il vincitore assoluto del Premio Lunezia Nuove Proposte 2011 è il cantautore siracusano Ernesto Marciante.
C’è inoltre l’esecuzione dal vivo di Niccolò Agliardi – Premio Lunezia Pop d’Autore per l’album “Non vale tutto”, c’è la presenza dello scrittore e saggista Massimo Cotto – Premio Lunezia Libro dell’Anno per l’opera “Il grande libro del Rock e non solo”, e della band romana Caraserena – Premio Lunezia Future Stelle alla qualità Musical-Letteraria delle loro canzoni. È stato poi il momento di un’altra acclamata band del momento, i Ghost – Premio Lunezia Menzione Speciale per il brano “La vita è uno specchio”, e del grande cantautore Marco Ongaro – Premio Lunezia Canzone d’Autore 2011 per l’album “Canzoni per adulti”.
Ma non siamo ancora al cuore della serata; sono infatti tre i momenti che segneranno l’edizione: in un clima di grande curiosità, e con qualche interrogativo sulla reazione generale del pubblico, salgono sul palco Nazzareno Carusi (grande pianista) e Vittorio Sgarbi, per ritirare il Premio Lunezia Recital Musicale per il progetto “Discorso a due”. Il duetto esegue una parte dell’opera dal vivo, il tutto dinanzi a migliaia di persone in rispettoso silenzio: una magnifica manifestazione di maturità e senso civico, perché al Lunezia prima ancora della politica e della polemica è l’arte a parlare. Un’edizione che si ricorderà proprio per la grande attenzione della gente, malgrado il clima che crea l’ingresso gratuito e malgrado la natura della maggior parte del pubblico : turisti in passeggiata serale.
Raggiungiamo l’acme dello spettacolo quando salgono sul palco Red Canzian e Roby Facchinetti dei Pooh – Premio Lunezia Pop per l’album “Dove comincia il sole”-, per un lungo talk-show mai retorico con Benini e De Martino a proposito della loro attività presente, il loro nuovo disco e la loro storia (doveva essere solo un talk-show). Ma la piazza e il loro pubblico sarebbero traditi senza almeno uno spunto musicale dei due: quando cominciano a volare le note di Uomini soli (Facchinetti al piano, Canzian al microfono sul proscenio), tutto è pervaso di magia, come se ognuno di noi fosse consapevole di stare assistendo a qualcosa di unico e di irripetibile. Come degna chiusura della serata, Giusy Ferreri – Premio Lunezia per Sanremo per il brano “Il mare immenso”, amplifica ulteriormente l’energia con l’esecuzione di una serie di canzoni del suo repertorio.
Nella serata di Domenica 23 luglio, la qualità non si riduce affatto: Andhira – Premio Lunezia Etno-Music per l’album “Nakitirando”, Daniele Babbini – Premio Lunezia Rock d’Autore per l’album “La legge dell’attrazione”, Chiara Canzian – Premio Lunezia Menzione Speciale per l’album “Il mio sangue”, Giorgia Fumanti – Premio Lunezia nel Mondo alla qualità Musical-Letteraria delle sue canzoni, ma anche per Domenica ci sono momenti che spiccano per importanza: il maestro Mauro Pagani, che ritira il Premio Lunezia Antologia per il brano “Creuza de Ma’”, e poi una delle stelle della canzone italiana, ovvero Mango - Premio Lunezia Menzione Speciale per l’album “La terra degli Aquiloni”, e la più giovane (ma già parte del firmamento della musica italiana) Noemi – Premio Lunezia Menzione Speciale per il brano “Vuoto a perdere”.
Passato il Festival, il Lunezia non sembra affatto riposarsi: in progetto una cerimonia di premiazione fuori palco rivolta alla band più in voga degli ultimi anni, ovvero i Modà – Premio Lunezia Pop-Rock 2011 per l’album “Viva i romantici”. Il gruppo è stato infatti annunciato mediaticamente tra i vincitori della XVI edizione.
L’edizione 2011 si ricorderà anche per i rischi meteorologici, rischi aumentati dal divertente calcolo delle probabilità visto che “ sul Lunezia “ non pioveva dal lontano 2002, anno in cui fu sospesa per pioggia una delle tre serate.
La sera del 23 Luglio 2011 un cielo denso di nubi minaccia la gremita piazza di Marina di Carrara, ma quel clima uggioso sembra per magia voler partecipare alla festa, anziché comprometterla. E’ così che mentre Mauro Pagani si esibisce nella poetica e insuperabile “ Creuza de mà “ una finissima pioggerella fa contrasto alle calde luci del palco, durando solo un minuto.
“Il Lunezia è baciato da una buona stella” disse Ugo Pagliai nel 2000 al termine di una 5^ edizione
“ sorvegliata “ da un cielo plumbeo, ma mai piovoso.
Il 2012 è l’anno che vede il Lunezia stabilire un rapporto progettuale con la Rai, si tratta di Rai Radio Uno. La collaborazione ha la prospettiva di essere un punto di partenza.
L’ammiraglia di Radio Rai, “governata” musicalmente da Gianmaurizio Foderaro, si accorda con il Patron al fine di mandare in onda uno speciale su Lunezia 2012 ripartito in varie serate radiofoniche, nonché per promuovere i finalisti della sezione nuove proposte. Tutto si svolge secondo gli accordi grazie alla serietà di Foderaro. Tra la nomina dei finalisti (27 giugno al “The Place” di Roma) e le serate finali (20/21/22 Luglio – Marina di Carrara) Rai Radio Uno programmerà uno spot promozionale facendo ascoltare, molte volte, i brani dei 9 cantautori finalisti.
La cantautrice milanese Amelie sarà la vincitrice del Premio Lunezia Nuove Proposte 2012 (sezione diretta con merito e crescente fama da Loredana D’Anghera), Amelie riceverà in premio la promozione radiofonica del brano vincitore (“Col naso all’insù”) .
Il Lunezia (come ora desidera abbreviarlo il Patron) consolida così anche il rapporto con la Città di Carrara, per il secondo anno la manifestazione si svolge interamente a Marina di Carrara e questo apre la possibilità di un futuro più programmatico fra la terra del marmo bianco e il Lunezia. Mentre gli Studi d’Arte Cave Michelangelo di Carrara offrono sculture di valore ai vincitori del Festival, il Lunezia, a Settembre, durante il Mei di Faenza, viene insignito del merito di Festival Storico Italiano.
Ricchissimo il palmares dei big premiati alla 17^ edizione, così visibile nell’albo d’oro di questo sito. Alcuni però saranno premiati “fuori palco” nella sala di rappresentanza del Comune di Carrara. Fra essi Zucchero, quarto big nella storia della manifestazione ad essere celebrato con il Premio Lunezia nel Mondo . “Mi chiedevo come mai, in tanti anni, non avessero ancora pensato ai meriti delle mie canzoni, finalmente il Lunezia è toccato anche a me“. Così dichiarerà, simpaticamente, Adelmo Fornaciari al termine della cerimonia di premiazione, svoltasi il 29 Giugno.
Fra i premi “fuori palco” anche Antonello Venditti, Giorgia e Patty Pravo, quest’ultima travolta da uno storico stop alle date estive per motivi di stress, una caso mediatico che ha fatto temere il ritiro dalle scene della cantante veneziana.
Tra il 20 e il 22 Luglio a Marina di Carrara, tutti gli altri big premiati hanno offerto generosi tributi musicali nella gremita Piazza Menconi. Particolari e gigantografiche le scenografie di luci e immagini di Norberto Botto. Alla conduzione di tutte e tre le serate ancora una volta Riccardo Benini, coadiuvato dalla presenza del Patron e, nella seconda serata, dall’esilarante Andrea Ferrari nei panni del finto Patron.
La definizione di tributo “Repican” (Re recita, Pi piano, Can canto), ideata da questa manifestazione, si afferma ulteriormente nei vocaboli usati nella musica leggera, grazie, anche, alle citazioni in radio. Un modo per fare percepire in maniera più emotiva e profonda la forza musical-letteraria di una canzone – afferma Stefano De Martino – un mix tra recita e canto che in passato è stato impreziosito anche dalla presenza dell’orchestra : “Repican orchestrale” .
Gli esecutori dei tributi Repican 2012 (canzoni straniere tradotte nella recita in italiano) eseguiti in apertura delle serate, hanno goduto della maestria dei pianisti Pape Gurioli e Mauro Grossi, dell’attore Riccardo Monopoli e della Singer del Lunezia Loredana D’Anghera.
Il 1° Dicembre 2012, per la prima volta nella storia della manifestazione, viene realizzata una serata speciale dal titolo “Lunezia Story”. Un appuntamento supplementare che ha l’intento di celebrare “l’antologia culturale” che il Lunezia ha consegnato alla musica leggera italiana. L’idea è quella di creare più appuntamenti di questa natura in giro per l’Italia, ma per ora è solo un’esperimento.
L’idea di dare vita a questo tipo di evento (alternativo alle serate principali) è stimolata anche da una nuova missione umanitaria del Premio Lunezia : aiutare l’associazione Amiel (Amici di Elsa), neo-struttura aullese impegnata nell’aiuto di famiglie con bambini disabili. Amiel segue al sostegno del Lunezia di altre nobili e più potenti realtà umanitarie come Amnesty International e Telethon.
In occasione di “ Lunezia Story “, svoltosi al Palazzetto dello Sport di Aulla, vengono consegnati tre conferimenti che saranno regolarmente registrati nell’Albo D’oro 2012 : Francesco Baccini, Premio Lunezia Live; Ennio Rega, Menzione Speciale; Gerardina Trovato, Menzione Speciale Antologica.
“Lunezia Story” avrà la fortuna di meritare uno speciale su Rai Radio Uno la sera del 26 Dicembre 2012, questa occasione mediatica è stata favorita dalla presenza di Gianmaurizio Foderaro alla conduzione della serata che, con grande mestiere, si è alternato a Riccardo Benini, a sua volta cabarettisticamente interrotto dal finto Patron Andrea Ferrari.
Malgrado le difficoltà di avere una massiccia presenza di pubblico all’interno del Palazzetto dello Sport (a causa del periodo meteorologico, in una terra gravemente ferita dai danni alluvionali), “Lunezia Story” ha ottenuto un successo mediatico inaspettato, proprio per la sua singolarità e per gli spazi concessi da Rai Radio Uno.
Nel tessuto della serata, e in coerenza con la tematica storica dell’appuntamento, si sono esibiti artisti che hanno rappresentato varie epoche del Lunezia come Mariella Nava (Premio Lunezia 1996), prima donna a vincere la rassegna Musical-Letteraria e Ivana Spagna, vincitrice del Premio Lunezia Rock nel 2009 .
Il Repican di apertura è stato dedicato ai Beatles, in occasione dei 50 anni dalla loro costituzione è stata interpretata, in versione Repican, la bellissima “The long and winding road”.
Fine
Un particolare ringraziamento per la passione che molti collaboratori e amici riservano a questo fenomeno culturale che oggi appartiene alla Città di Carrara e alla Lunigiana.
Senza di loro non sarei mai riuscito a sfidare le nuove e grandi difficoltà che minacciano tutti i Festival italiani e non solo. I 17 appuntamenti del Lunezia, riusciti dal 1996 ad oggi, sono per me come 17 scudetti che oggi dedico all’arte-canzone italiana.
Stefano De Martino
Stefano De Martino e Loredana D’Anghera del festival di Lunezia commentano le canzoni in gara a Sanremo con il nostro inviato Paolo Zefferi.
Direttrice Artistica Premio Lunezia Nuove Proposte e Singer della Manifestazione
Premio Lunezia Poesia del Rock 2006 e 2008
Premio Lunezia Poesia del Rock 1999
Premio Lunezia nel Mondo 2010
Premio Lunezia Pop d’Autore 2008
Premio Lunezia 2003 per l’album “Sono io l’uomo della storia accanto”
Premio Lunezia Rock d’Autore 2009
Premio Lunezia nel Mondo 2007
Mi pare che sempre di più sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano, si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano.
(Fernanda Pivano consegnando il Premio Lunezia 1997 a Smisurata preghiera)
Fabrizio De Andrè
Premio Lunezia 1997 per il brano “Smisurata preghiera”
Premio Lunezia Pop d’Autore 2011 – Niccolò Agliardi con Stefano De Martino
Premio Lunezia Pop 2009 per il Valore Musical-Letterario dell’Album “Alla mia età”
Per qualunque genere di canzone riteniamo che l’analisi musical-letteraria sia il metodo più giusto e assoluto per decretare la qualità delle canzoni italiane. Lunezia pone attenzione alle canzoni che avranno merito di entrare nell’Antologia della musical-letteratura. Con questo parametro di valutazione nascerà una ” Guida ” alle canzoni più belle secondo gli studi dei nostri esperti : un universo di capolavori che spazierà fra generi e autori di fantastica differenza.
Stefano De Martino – Autore Premio Lunezia
Lo studio che segue è stato redatto e sottoscritto dalla Redazione Musical-Letteraria del Premio Lunezia, formata da: Paolo Talanca (Responsabile di Redazione), Gabriele La Porta, Gianmaurizio Foderaro, Giuseppe Benelli, Monsignor Antonio Vigo, Riccardo Boggi, Roberto Sarra, Federica Gentile, Antonio Piccolo, Dario Salvatori, Alessandro Quasimodo, Maria Cristina Zoppa, Pierluigi “Piji” Siciliani, Marina Pratici, Roberto Benvenuto, Emma Sangiovanni, Giuliano Adorni, Stefano De Martino.
Questo esclusivo e innovativo parametro – coniato dal Presidente della manifestazione, Stefano De Martino – riconosce nell’unione tra testo e musica un altrettanto esclusivo inscindibile segno, una unità semiotica da valorizzare come “letteratura in musica”, quindi non antologizzabile e licenziabile unicamente come poesia tout court e nemmeno solo come “oggetto musicale”. La canzone così, tutta la canzone italiana, seguendo i dettami di uno dei sei fattori della “Teoria della comunicazione” di Jakobson, trova nell’aspetto musical-letterario l’individuazione del sistema di segni del proprio codice artistico. Chirurgicamente: unire parole e musica crea per il Lunezia un unico segno, l’insieme di questi segni rappresenta il codice musical-letterario.
Per il Lunezia, in altre parole, la canzone, dato che rappresenta un particolare tipo di comunicazione, non può accontentarsi di essere valorizzata separatamente nell’aspetto letterario o musicale, e il valore di un codice con cui veicolare un messaggio – d’amore, di protesta, di vita quotidiana, non è questo il punto – va riconosciuto secondo i parametri della musical-letterarietà.
Entrando più nello specifico: questo codice, una volta individuato, sarà degno di avere una autonoma letteratura o, meglio, musical-letteratura; così, quando l’unione di parole e musica sarà immediatamente convincente e celebrata dal pubblico o dagli addetti ai lavori, l’opera entrerà di diritto in un virtuale “Libro della storia della canzone”.
Quanto una canzone ha il diritto di entrare in questo libro e diventare “musical-letteratura”? Quanto una canzone ha il diritto di entrare nella Storia fino ad essere promossa a “modo di dire” o ad antonomasia? A queste domande risponde il parametro della musical-letterarietà.
Il livello di musical-letterarietà è uno dei parametri che darà vita, inoltre, a un futuro canone della canzone.
Aspetto importante è che, in una tale impostazione di valorizzazione, la canzone pop, la canzone d’autore e la canzone rock – tre importanti categorie, ma non le sole – non sono altro che tre generi, nell’accezione semiotica del termine che ne dà, ad esempio, una studiosa come Maria Corti: rapporto tra istanze contenutistiche e organizzazione formale. È il diverso uso del codice, il diverso motivo del suo utilizzo, che fa il genere. Si capisce bene che, in tale universo, i meriti estetici esulano dai parametri artistici soliti, per essere affrontati esclusivamente con il criterio della musical-letterarietà.
Questi generi diversi non verranno mai confusi, come nella letteratura non si confondono romanzo d’appendice e romanzo psicologico, o come Umberto Eco differenziava “romanzo consolatorio” da “romanzo problematico”, letteratura di consumo da letteratura autentica.
Per questo, nell’albo d’oro di una manifestazione come il Premio Lunezia, apparirà pertinente vedere autori opposti come Fabrizio De André e Biagio Antonacci, Gianmaria Testa e Laura Pausini.
Si capisce poi come in fase di creazione artistica un singolo autore possa avvalersi di organizzazioni formali derivanti da generi diversi: è il caso, per esempio, di un artista come Claudio Baglioni, Premio Lunezia 2003, che attinge da stilemi di canzone d’autore o di canzone pop.
Questi generi verranno celebrati – ciascuno nel proprio ambito, dai propri estimatori del pubblico e della critica – esclusivamente per il loro livello di musical-letterarietà, che il Lunezia si impegnerà sempre a motivare tramite la propria Redazione Musical-Letteraria, formata da critici del settore competenti e preparati, con alle spalle diverse pubblicazioni saggistiche sull’argomento.
La Redazione del Premio Lunezia ha in programma la pubblicazione di un volume antologico delle canzoni italiane secondo i meriti musical-letterari.
Essersi concentrati sull’aspetto musical-letterario non è altro che aver fatto ordine nell’ambito della ricerca di parametri più giusti per la valutazione delle canzoni.
PAOLO TALANCA
Se una delle principali caratteristiche del pop è la creazione di un’icona riconoscibile che sappia immediatamente provocare nel pubblico un’individuazione, una identificazione, una condizione emozionale subitanea, la canzone pop deve, tramite l’unione di parole e musica, riuscire a tener conto di queste caratteristiche e deve quindi essere modellata da questi motivi fondamentali.
Il testo deve essere un testo particolare, fresco e di veloce acquisizione, che sappia evitare l’utilizzo di termini inusuali per non spiazzare in nessun modo l’ascoltatore; la musica deve coinvolgere il più possibile con l’orecchiabilità e l’empatia, il tema deve essere a sua volta coinvolgente e deve tirare in ballo anche le esperienze personali di chi ascolta; la voce – forse l’aspetto più importante – deve essere immediatamente identificabile e deve risultare preziosa per il pubblico.
A tutte queste richieste rispondono positivamente, per esempio, la figura e le canzoni di Laura Pausini. L’artista romagnola valorizza la canzone italiana grazie alle indiscusse qualità canore, al forte livello emozionale dei brani proposti, al coinvolgimento immediato e immediatamente riconoscibile che le sue canzoni provocano nel pubblico.
Le canzoni di Laura Pausini si inseriscono nel filone della canzone melodica italiana e ne sfruttano tutta la capacità coinvolgente che da sempre la caratterizza, immergendole però nelle sonorità pop che garantiscono loro un riconosciuto respiro internazionale. Pur con temi leggeri come i patemi d’amore adolescenziali delle prime canzoni, si prenda La solitudine per tutte , la voce della cantante diventa un mezzo per esprimere i disagi del male d’amore e dei piccoli drammi giornalieri : nel brano si genera così una forza emozionale, un pathos, che è peculiare esempio del modo in cui la canzone Pop si avvale dell’arte musical-letteraria.
E ogni volta la voce della Pausini crea una chiara espressione riconoscibile, una icona pop come i lineamenti di Marylin Monroe in una serigrafia di Andy Warhol, sfrutta le medesime caratteristiche: succede questo, in riguardo alla riproposizione dei temi d’amore, di empatia, di rispecchiamento nelle piccole gioie e piccoli dolori che sono i temi cantati da sempre da Laura Pausini.
Su questa scia si inserisce il ‘Premio Lunezia Pop’ vinto nel 2009 da Tiziano Ferro per l’album Alla mia età[1]. Il disco presenta diversi luoghi che rispondono a una icona auditiva da tempo usata e vincente di Ferro. Si prenda il brano Il regalo più grande[2]: qui si ripropone uno stratagemma già vincente in brani del passato come Ti scatterò una foto[3], Ed ero contentissimo[4] o Non me lo so spiegare[5]: la staticità riconoscibile del passo «Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché/ di notte chi la guarda possa pensare a te», dove in un solo accordo viene infilata una serie di versi ritmati e affettati, reiterando la melodia sull’alternanza pervicace di due sole note, sullo stile del famoso «Solo che pensavo a quanto è inutile farneticare» del brano Non me lo so spiegare, in cui la nota era una: chiaro marchio di fabbrica dell’emozionalità. Spesso, inoltre, questo porta anche a frasi non consequenziali sintatticamente, anacoluti che denunciano l’attenzione dell’autore più sulla resa ritmica del verso che sulla coerenza verbale. L’icona uditiva sopra ogni altra cosa, soprattutto sul rapporto codice-messaggio.
[1] T. Ferro, Alla mia età, EMI, 2008.
[2] Ivi.
[3] T. Ferro, Ti scatterò una foto, in Nessuno è solo, EMI, 2006.
[4] Ivi, Ed ero contentissimo.
[5] T. Ferro, Non me lo so spiegare, in 111, EMI, 2003.
PAOLO TALANCA
Nella “canzone d’autore” le parole, senza renderle orfane della consapevolezza che solo in quella precisa musica hanno un contesto e il modo di essere date, risultano decisive per l’elemento di scambio di esperienze, sensazioni, concetti che fanno la spola tra autore e ascoltatore per via di stratagemmi che spesso sono propri della poesia: immagini convincenti, figure retoriche, metriche, tratti soprasegmentali fonici e non, sono necessariamente i medesimi della poesia, anche se utilizzati in quel particolare frangente creativo che non può prescindere da quella melodia e successione armonica. Anche quando il dispiegarsi del testo ha un andamento più prosaico e narrativo, in questi autori non manca mai la particolarità intertestuale di un tema caro, una poetica ben riconoscibile, un identificabile modo di creare, comunicare ed esprimersi. Ma la risultanza identificabile non è mai creata modellando la propria produzione al gusto del pubblico, non si va verso il pubblico; l’identificazione è rilevata a posteriori ed investe la cifra stilistica dell’autore e le mille diverse possibili reazioni del fruitore. L’arte e la reazione creata non è mai univoca.
Queste canzoni permettono, insomma, un rapporto confidenziale e osmotico, di creazione e ri-creazione accuratamente artigianale tra autore e fruitore. Così ci si muove, grazie all’assenza di univocità, si crea vita e, come visto sopra, si rende all’arte artigiana il suo giusto significato.
PAOLO TALANCA
Possiamo immaginare, schematizzando, la canzone d’autore come contrapposta alla canzonetta commerciale o più dichiaratamente pop. L’intenzione musical-letteraria è dichiaratamente artistica, non di costume, non di mercato, non di identificazione preconcetta. Anche se spesso sa fare costume da vendere e crea identificazione. Ma, ad ogni modo, la spinta dovrebbe essere in primo luogo artistica.
Il caso di Smisurata preghiera è un caso emblematico di grande canzone d’autore.
L’ultimo grande capolavoro di Fabrizio De André.
Ultimo perché tratto dal suo tredicesimo e ultimo album di inediti, Anime salve (1996), la meravigliosa opera scritta a quattro mani con Ivano Fossati, probabilmente tra i dischi più importanti della discografia di entrambi. Un lavoro di rara raffinatezza musical-letteraria, 9 tracce di altissimo profilo musicale e testuale (Princesa, Khorakhanè, Anime salve, Dolcenera, Le acciughe fanno il pallone, Disamistade, Â cùmba, Ho visto Nina volare, Smisurata preghiera) tutte entrate di diritto nella storia della canzone italiana. Musicalmente, Anime salve, può essere forse considerato l’album più ricco di Fabrizio De André in cui, oltre alla sapiente mano di Ivano Fossati, si notano il curatissimo lavoro di arrangiamento di Piero Milesi e la solida formazione composta dai migliori musicisti di canzone che abbiamo in Italia, come ad esempio il batterista Ellade Bandini e il chitarrista Michele Ascolese, ma anche, speciali presenze, Franco Mussida, Riccardo Tesi, i figli di Fabrizio, Cristiano e Luvi, e la moglie Dori Ghezzi.
Smisurata preghiera è peraltro l’ultima traccia del disco, quasi un congedo definitivo, una summa tematica dell’album tutto e, in un certo senso, dell’intera produzione di De André. Ultimo ne è la parola chiave. Agli ultimi è dedicato Anime salve, agli emarginati, agli “spiriti solitari”, come suggerisce l’etimologia del titolo. Così come i dimenticati, i reietti, tutti quelli che viaggiano “in direzione ostinata e contraria” sono da sempre i soggetti nei quali Fabrizio De André ha scavato con maggiore profondità, con più alta grazia, con impareggiabile capacità descrittiva.
Di conseguenza Smisurata preghiera è considerata il testamento spirituale di De André. La preghiera smisurata perché enorme, universale, ma anche perché fuori misura, improbabile, la richiesta di un impossibile riscatto da parte del popolo dei “servi disobbedienti alle leggi del branco” che in nome della libertà hanno scelto la strada della solitudine, la strada della diserzione. Tratto e ripensato a partire dalla saga di poesie dello scrittore colombiano Alvaro Mutis su Maqroll Il Gabbiere, il brano si apre con una figura ritmica molto caratterizzante portata dall’ottimo Elio Rivagli sulla quale si appoggia la corposa e cruda voce di Fabrizio, che nell’incipit testuale ritrae le orribili fattezze della maggioranza, “alta sui naufragi”, “china e distante sugli elementi del disastro”, attraverso un’inversione di soggetto e complemento di modo, geniale perché lunghissima, tanto da non risolversi neanche alla fine della prima strofa ma addirittura alla fine della seconda con quel “la maggioranza sta” così interessante da poterci trovare anche il significato che si usa giocando a sette e mezzo del verbo stare. La maggioranza non ha bisogno di nient’altro, “sta”, è sazia, satolla, pur alimentando il peggio, guidando guerre e devastazioni e pur dovendo continuamente autoalimentarsi attraverso “inesauribili astuzie”, “superbie”, “ambizioni meschine” e “millenarie paure”. Il testo continua rincarando la dose, e la musica, di conseguenza, infoltisce la figura ritmica rendendosi maggiormente ostile e plumbea, mentre la voce descrive ulteriormente in che modo la maggioranza sta alla minoranza, ovvero “come una malattia, come una sfortuna, come un’anestesia, come un’abitudine”.
A questo punto si chiude nettamente la prima parte, descrittiva, e si passa nel secondo blocco all’invocazione vera e propria, alla preghiera rivolta direttamente al Signore. E, alzando il tiro, alzando lo sguardo al cielo, alzando il livello da quello bassissimo della scandalosa maggioranza fino all’altissima grazia di chi “tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità”, non poteva che alzarsi anche la tonalità del brano, esattamente di un tono, esattamente in un magistrale esempio di arte musical-letteraria. Ancora un preludio alla richiesta vera e propria con una descrizione dell’obiettivo della preghiera, ovvero, gli ultimi, appunto, fino ad arrivare al luminosissimo, purissimo finale, la chiusura di un cerchio, il finale di una canzone come il finale di un’intera poetica, il finale di una vita per l’inizio di un riscatto: “non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un’anomalia, come una distrazione, come un dovere”. A suggellare la preghiera una lunghissima coda strumentale che va via diradandosi fino a toccare i 7 minuti e qualche secondo. A chiudere il brano, a chiudere il disco, a chiudere un’opera quasi quarantennale.
L’ultimo smisurato capolavoro di Fabrizio De André.
PIERLUIGI ” PIJI ” SICILIANI
Altro caso di ‘Premio Lunezia Canzone d’Autore’ più recente è quello di Max Manfredi nel 2009 per il disco Luna persa[1]. Sfruttando l’unisona compenetrazione di testo-melodia-armonia, si può citare dall’album un brano come Il regno delle fate che, per esempio, si serve di un andamento dondolante della melodia e del suo ritmo, che stordisce, per descrivere con taglio cinematografico la realtà di un viaggio in treno, fino a sfociare agilmente in una situazione apocalittica e in una meta-realtà. D’altra parte, in ogni verso il movimento dell’armonia che indugia a piacere sull’accordo di V grado rende l’idea di completa libertà, che cozza decisamente con la gabbia metrica costruita nel brano. Tutto questo perché Manfredi non costruisce una canzone a seconda di ciò che potrebbe piacere, ma usa gli elementi – gradevolezza, spigoli, lento o veloce etc. – in maniera del tutto funzionale a ciò che vuole dire e, chiaramente, viceversa. Si prendano brani come Aprile o quello che dà il titolo all’album: Luna persa. In Aprile una musica sofferta veicola una parte del testo in cui i patemi dell’amore rendono il mondo confuso, perso, tormentato; tutto questo fino ai versi «Ma è aprile, si sente che c’è il sole/ fate presto, bambine, finché è aprile», passo più orecchiabile e arioso, in cui l’amore chiede di aprirsi al mondo: però per l’ennesimo inganno . In Luna persa, d’altro canto, tramite un ritmo singhiozzante, ma che cambia in uno pseudo-ritornello, si vuole esorcizzare la facilità di una melodia accattivante in un’epopea lirica di dodici minuti. Manfredi sembra proporre un’alternativa umana al linguaggio della pubblicità; è un mondo di antieroi desolanti e spietati – santa etimologia! –, che si muovono in maniera frantumata ed evitano accuratamente i clamori dell’apocalisse, su cui di certo qualche pubblicitario provvederebbe a speculare. Tutto questo è un esempio magistrale dell’arte musical-letteraria, che sembra essere non consumabile nella logica di un 3×2.
Da qui deriva una differenza fondamentale, forse la più importante tra pop – che abbiamo visto poco sopra per Laura Pausini e Tiziano Ferro – e canzone d’autore: quella tra icona e poetica.
L’icona è presente nel pop ed è l’immagine che viene fuori dal rapporto tra codice, contesto e destinatario: vede nella propria ripetizione – e nell’indispensabile riconoscimento – ogni volta consumata, la fine e il fine stesso del proprio ruolo.
La poetica è presente nella canzone d’autore e viene fuori dal rapporto tra mittente, codice e messaggio: vede la ripetizione non nel messaggio in sé ma soprattutto nel modo di essere veicolato, creando ripetizione in ogni momento fruita[2], non consumata, che perciò si rigenera ogni volta in forme diverse e – a ben vedere – dribblando ‘scientemente’ l’essenza stessa della ripetizione. Non è l’azione del ripetere ad essere imprescindibile, ma la traduzione, tramite lo stesso messaggio o tramite messaggi diversi.
La canzone d’autore non cerca l’icona riconoscibile ma obbedisce a uno stile personale, a una poetica. Insomma: l’icona (CANZONE POP) è la scelta giusta e che funziona, che si ripete in quanto giusta; la poetica (CANZONE D’AUTORE) è una scelta personale tra le tante possibili, che si ripete in quanto proprio modo di fare.
PAOLO TALANCA
[1] M. Manfredi, Luna persa, Ala Bianca/Warner, 2008.
[2] Per la differenza tra ‘fruire’ e ‘consumare’ in quest’ambito cfr. P. Talanca, Cantautori novissimi. Canzone d’autore per il terzo millennio, Bastogi, Foggia, 2008, p. 12.
Senz’altro riconducibile a moltissime soluzioni formali, la canzone rock si rende però immediatamente riconoscibile per la sua precisa esplosione di aggressività, intesa come liberazione, sollievo, magari riscatto. All’origine una branca del blues, ne semplifica i ritmi e tende a schematizzarli, per lasciare spazio ad una fluidità che permetta di sfogare meglio l’insita necessità di ribellione (dunque suoni elettrici, spesso distorti, affiancati da un canto difficilmente pulito e magari urlato).
Accostabile alla cultura beat e a molti movimenti conflittuali specie degli anni ’60, la canzone rock più tipica mantiene nel tempo l’idea forte di un’anti-convenzionalità, anche se non circoscrivibile ad un ambito politico, anzi più vicina ad argomenti sociali, anche per quanto riguarda i rapporti interpersonali. Si condensano dunque parallelamente una musica elettrica ed un testo altrettanto elettrico, che nella maggior parte dei casi – partendo da una vera e propria sofferenza interiore – esprime una rivendicazione di libertà, magari di identità, o forse persino di leggerezza.
L’opera di Luciano Ligabue – come qualunque altra forma di rock – assorbe esperienze diverse tra loro, dal beat italiano a quello americano, dal rock&blues fino alle più recenti forme di rock, senza tenere conto del legame (perlomeno affettivo) che ha con la canzone d’autore italiana. Tuttavia, sono rintracciabili alcune delle linee guida indicate: una sofferenza dovuta alla precarietà del proprio ruolo (come uomo, non come artista) nella società; attaccamento al viaggio e al vagabondaggio tipicamente beat (temi come le strade, le autostrade, le automobili e persino i caselli ricorrono nella sua opera); la rivendicazione di un’identità forte e precisa nel continuo riferimento alle sue origini geografiche; una voce arrochita e incattivita dal proprio malessere. Un esempio abbastanza rappresentativo, a questo proposito, è riscontrabile nel brano Sulla mia strada, di evidente e voluta semplicità formale, che ad un intreccio di chitarre elettriche e un ritmo elementare ma coinvolgente, affianca tematicamente una forte dichiarazione di coerenza. Dopo aver elencato come gli altri – la collettività, la società – desiderano che sia, l’io lirico (in questo caso giustificatamente identificabile con l’autore stesso), ha un moto di ribellione, su un ritmo che decelera prima di risalire ed esplodere nel ritornello-dichiarazione, un momento di efficace espressione musical-letteraria: “di’ un po’: te come ti vogliono?”. Dunque, ecco la ribellione e l’attaccamento alle proprie radici (geografiche e culturali, non a caso espresse dall’immagine della strada, la propria):”sono vivo abbastanza / per di qua / comunque vada / sempre sulla mia strada”. Una sorta di che colpa abbiamo noi, quarant’anni dopo.
ANTONIO PICCOLO
Dopo aver visto nel riconoscimento iconico la principale prerogativa della canzone pop e nel rapporto sempre nuovo tra stratagemmi poetici – di forma e/o contenuto – del testo e le sue relazioni con la musica una peculiarità per la canzone d’autore, addentriamoci nell’arte di chi sa creare in questi due mondi, di chi sa essere quindi ambivalente: Claudio Baglioni, in particolare nell’album Sono io, l’uomo della storia accanto, opera vincitrice del Premio Lunezia 2003.
L’aspetto pop è garantito sin dai temi trattati da Baglioni: canzoni come Mai più come te o Tutto in un abbraccio rappresentano delle chiare manifestazioni riconoscibili di un artista che ha da sempre saputo cantare l’amore, lo struggimento per una storia finita, le curve dell’emozione in tutte le sue sfaccettature. Baglioni per molti è “il cantore dell’amore” e con questi brani ripropone la sua icona, sicuro di arrivare immediatamente e di essere riconosciuto, in brani che, fra l’altro, hanno ritornelli aperti in cui la voce di Baglioni si può estendere in tutta la sua potenza, creando immediata individuazione del suo stile, oltre che dei suoi temi.
Di contro, nell’album sono presenti brani come Quei due o Patapàn, prove inconfutabili di una assoluta capacità autoriale e artigianale di creare arte dinamica – il contrario della ricerca statica dell’icona, si badi bene – sfruttando le possibilità armoniche e melodiche della canzone d’autore, unite a stratagemmi poetici. Prendiamo un pezzo come Patapàn: è una canzone in cui l’autore ricorda il padre e il “patapàn” vuole riproporre il suono onomatopeico di un fantomatico cavallo su cui il bimbo-Baglioni si immaginava in groppa, nelle passeggiate col padre in campagna. Il brano inizia con strofe introdotte da un ricordo, ma la situazione è di presente e un basso ostinato di tonica rappresenta una cosciente impossibilità di spiccare il volo, di malinconia sottopelle. Questa situazione rimane intatta fino al ponte che prepara al ritornello: l’armonia si muove per la prima volta decisamente con l’apertura di una accordo pieno di sesta minore, di chiara risultanza dinamica dopo la precedente e voluta monotonia; è un momento cruciale perché per la prima volta ci si stacca dall’ossessione del basso di tonica, dall’atmosfera di ricordo malinconico e ci si muove: è questo un puro esempio di inscindibilità fra parole e musica, quindi di suprema arte musical-letteraria; si sciolgono le briglie della musica e da qui parte una serie di ripetizioni della parola “patapàn”, come in galoppo.
E non è tutto: nell’infinita successione dei vari “patapàn” – mirabilmente eseguita da una voce “ritrovata” -, Baglioni si libera completamente della sensazione terrena. Oramai è al galoppo e supera l’ “Oltre” per mezzo di questo cavallo; la musica galoppa insieme al testo in una successione di accordi che fanno da contraltare – come già detto – alle strofe monotone. Magicamente e dopo questo climax ascendente, l’io poetico si trova di fronte il padre e lo saluta in tono del tutto familiare e la musica non può che cambiare ancora in un imprescindibile rapporto col testo: dopo la scossa già citata data dalla sesta minore si passa alla sesta maggiore, un accordo luminoso, abbacinante, un cambio di tonalità prepotente dopo un galoppo che acquisiva sempre maggiore fiducia di sé. In quel posto ci sono “strade di sentieri bianchi” (forse il “sentiero del sole” di Naso di falco, Baglioni, Oltre, 1990), da camminare senza stancarsi mai.
E patapàn patapàn
e patapàn patapàn
e patapàn patapàn
patapàn patapàn
patapàn patapànCiao pa’
ma quante strade di sentieri bianchi
e quante ancora e ancora no non siamo stanchi
lo vedi come corro così veloce
dietro al tuo fischio e quella voce
se resti indietro aspetto sotto la croce
e scoppia il petto e in coppiae andiamo avanti
e patapàn.
Il figlio Baglioni vuole dimostrare al padre che adesso riesce a correre veloce: “papà guarda come sono bravo” sembra dire ad una figura paterna che sembra quasi assente, proprio come lo sono nel sogno gli oggetti e le persone. D’improvviso però il padre resta indietro e sopraggiunge l’immagine di una croce, l’immagine di morte. Baglioni ripiomba immediatamente in terra, sotto una croce, di fronte alla croce del padre. Ci erano voluti tutti quei patapàn per raggiungerlo, ne basta uno per ripiombare giù: metafora impareggiabile della vita, si torna alla tonalità musicale originale, torna il basso ostinato, ricominciano i ricordi.
Il brano è anche disseminato di rimandi contenutistici e formali all’universo poetico dello stesso autore, elementi che davvero rappresentano spie di qualcosa “d’autore” – per questo diversi dalle icone del pop, dove l’autore va verso il pubblico costruendo per esso un’icona; qui è il pubblico che va verso l’autore, il quale non fa altro che proporre un proprio modo di comporre -; uno di questi rimandi d’autore è dato ad esempio dai “Ricordi infantili collettivi […]: accenni, versi o parti di versi, che richiamano alla mente situazioni riguardanti l’infanzia e legate alla vita di tutti, collocate nella memoria di ognuno di noi. Sono personali ricordi di circostanze che, verosimilmente, sono state vissute da tutti nella propria puerizia”. [Paolo Talanca, Immagini e poesia nei cantautori contemporanei, Bastogi, Foggia, 2006, p. 15]. Si possono citare passi del tipo “Sul ciglio di un burrone/ tu facevi quella finta/ di una spinta in giù/ ed io ridevo col fiatone” o, soprattutto, il “non poter capire/ perché non è come un tram/ su cui chi si vuol bene/ sale e viaggia e scende giù/ma tutti quanti assieme”, pensiero che accomuna i bambini che si immaginano nel futuro sempre insieme alle persone care o ai familiari, come a Natale … come non succede nella vita.
PAOLO TALANCA
Premio Lunezia Menzione Speciale 2011
Serena Abrami
per l’album “Lontano da tutto”
Il Premio Lunezia nasce dalle ceneri di Festivalando, un concorso canoro nazionale con sede in La Spezia. Questo concorso (1990-1995) fu il primo in Italia a prevedere un conferimento ai testi delle canzoni.
La prima edizione del Premio (1996) vede, malgrado l’esordio e la diffidenza di molti, il supporto di Radio Italia solo musica italiana nella figura del direttore artistico Filippo Broglia che crede da subito nell’iniziativa (la scelta delle canzoni da candidare è affidata agli ascoltatori del Network). La serata si svolge in piazza Cavour e trova ampio consenso da parte del pubblico che applaude in piedi le interpretazioni magistrali di Ugo Pagliai e Paola Gassman che recitano i dieci testi dal dopoguerra ad oggi (tra cui “Caruso” di Lucio Dalla e “La donna cannone” di Francesco De Gregori).
Su questo Blog, disponibili alle Tue domande e alle Tue considerazioni, saranno il Patron Stefano De Martino, il critico Paolo Talanca, la Direttrice Artistica della Sezione Nuove Proposte Loredana D’Anghera, il giornalista e conduttore televisivo Dario Salvatori e altri referenti delle Commissioni e della redazione del Premio Lunezia